La battaglia sul referendum costituzionale che dovrà confermare o bocciare il testo che, tra l’altro, introduce la separazione delle carriere tra pm e giudici, è cominciata. A suon di manifesti, per ora. Dopo, infatti, i giganteschi manifesti del comitato per il No, apparsi nelle principali stazioni, che hanno sollevato moltissime polemiche per i messaggi a dir poco fuorvianti rispetto al contenuto della legge (uno recitava: «Vorresti giudici che dipendono dalla politica? No») il sì ha risposto con un manifesto che fa il verso a quello. La campagna, per ora, è sui social e punta, spiegano gli ideatori, a riportare il dibattito pubblico sul merito della riforma, ristabilendo la verità contro le falsità. Nella parte in alto si legge una scritta: «Se i manifesti del No dicessero la verità». Sotto, si riprende, per grafica e formato, il manifesto del comitato per il No.

Solo che la scritta è questa: «Vorresti magistrati che pagano per i propri errori?». A fianco spunta Cesare Parodi, presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, che sorregge un cartello con un grande “No”. La spiegazione è nel contenuto del post: «Ecco», si legge, «come apparirebbe il manifesto del comitato del No dell’Anm se dicesse la verità. Il vero motivo per cui vogliono che votiate no non è per mantenere l’indipendenza dei magistrati, che è sacrosanta e infatti viene garantita dalla riforma. Ma è perché non vogliono che chi sbaglia paghi. Ossia per loro che tutto rimanga come è sempre stato. Con il Sì invece la musica cambia. La verità fa male. Ma è giusto dirla».