La conferenza stampa di inizio anno della presidente del Consiglio Giorgia Meloni riaccende lo scontro tra politica e magistratura, nel pieno della campagna referendaria per la riforma della giustizia che si terrà il 22 e 23 marzo, come ha confermato la stessa premier.

Dalla campagna dell'Anm nelle stazioni per il no al referendum, fino ai provvedimenti presi in diversi casi di cronaca, le toghe finiscono nel mirino durante le quasi tre ore di confronto con la stampa in cui più di una domanda si è soffermata sul tema giustizia.

Il primo attacco arriva sulla sicurezza. "Spesso le toghe rendono vano il lavoro di forze dell'ordine e Parlamento", sottolinea la premier che cita diversi casi recenti di cronaca, come quello dell'imam di Torino in cui "la polizia dimostra la sua pericolosità, il ministro ne dispone l'espulsione e l'espulsione viene bloccata". Se si vuole garantire sicurezza "occorre lavorare tutti nella stessa direzione, governo, forze di polizia e magistratura", sottolinea Meloni. Non è la prima volta che la presidente del Consiglio attacca i magistrati. Durante i giorni caldi del caso Almasri la premier aveva spiegato che l'indagine della Procura di Roma era "un danno alla nazione" ed era l'esempio di come "un pezzetto di magistratura" volesse "governare". Quando invece i giudici avevano bloccato o annullato i trasferimenti dei migranti nei centri in Albania se l'era presa coi magistrati che con le loro decisioni bloccavano o ritardavano i rimpatri. Ma è sulla riforma della giustizia e la separazione delle carriere che si consuma lo scontro più duro tra politica e magistratura. A deligittimare le toghe, secondo la premier, non è il governo ma sono loro stesse con "la campagna dell'Anm" per il no al referendum "che è stata fatta nelle stazioni. Se chi ha nel suo dna la ricerca della verità scrive una menzogna per difendere la sua campagna, questo delegittima". In ogni caso se vincerà il no alla riforma la presidente del Consiglio non si dimetterà.