Un'arrampicata sugli specchi in piena regola. Antonello Ardituro, sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia e tra i protagonisti di quei festeggiamenti dopo la vittoria el "No" al referendum con tanto di cori contro Giorgia Meloni e colleghi, ha scritto una lunga lettera al direttore dell'edizione romana di Repubblica. Il suo obiettivo è quello di giustificare il clima poco professionale immortalato da alcuni video che poi, inevitabilmente, sono diventati virali sul web. Della serie: "Abbiamo esagerato, ma non facciamola così grossa...".
“Caro direttore - l'incipit della lettera -, non bisogna mai aver paura della verità e di affrontare le situazioni a testa alta. Quanto accaduto lunedì pomeriggio nella saletta dell’Anm ha destato scalpore, è stato cavalcato per polemizzare e per offuscare i risultati del referendum. Ci siamo ritrovati, in tanti, c’erano magistrati esperti e di lungo corso, tanti giovani, molti colleghi che di solito non partecipano alle riunioni dell’associazione. C’era tanta preoccupazione. La riforma avrebbe inciso su valori costituzionali altissimi, come il principio di eguaglianza dei cittadini davanti alla legge, l’autonomia e l’indipendenza della magistratura; per molti di noi difendere quei principi ha significato sacrificare le vite professionali e private, esporci per la magistratura, per i colleghi più giovani, per i cittadini più deboli…”.











