La testimonianza del papà di Dario Depalma, l’attivista di Bernalda a bordo della missione umanitaria della Global Sumud Flotilla diretta verso la striscia di Gaza. Il racconto di un’altra attivista, Simona Losito, giornalista barese

«Ci stanno intercettando» sono queste le ultime parole comunicate alla mamma da Dario Depalma, prima di essere fermato dalle vedette israeliane, l’attivista di Bernalda a bordo della missione umanitaria della Global Sumud Flotilla diretta verso la striscia di Gaza. È cominciato così l’inferno della famiglia Depalma. A raccontare questi due giorni di angoscia è papà Angelo, un poliziotto in pensione che conosce a fondo i problemi degli extracomunitari. «Non ho mai cercato di fermarlo, non mi sono messo davanti alla porta – spiega Angelo –. La situazione prima della partenza era chiara a tutti, ma lui è sensibile a queste problematiche, non solo per i problemi dei palestinesi, anche di fronte a tutte le tragedie umanitarie si sente molto coinvolto e sente la necessità di agire in qualche modo».

LA TESTIMONIANZA DEL PAPÀ DI DARIO DEPALMA, ANGELO: «NON SONO TERRORISTI»

Non accetta l’accusa di terrorismo con cui sono stati etichettati gli attivisti catturati dall’esercito israeliano «Chi va a portare gli aiuti in barca non può essere definito un terrorista – aggiunge –, anche se non erano a bordo di un cargo, ma stavano compiendo un atto simbolico, trasportavano farina, riso, marmellate, medicinali da distribuire. Non parliamo di armi ad Hamas, qualunque accusa rivolta a questi ragazzi non trova alcun riscontro». «Siamo rimasti col fiato sospeso fino alla notizia del rilascio – spiega Angelo –. Mia moglie e l’altro mio figlio sono andati a Fiumicino ad accoglierlo e, ovviamente, quando l’ho visto arrivare l’emozione ha superato qualunque paura e trauma dei giorni precedenti. Riabbracciare un figlio è una sensazione spettacolare».