Flotilla, il racconto di Depalma, il giovane attivista di Bernalda: «Subite violenze inaudite. C’è un limite per Israele?. Sono stato colpito con un taser e ho subito danni alle mani. Ma sono tra i fortunati…».
Una regione col fiato sospeso, in attesa di capire quale fosse il suo destino e, in seguito, per capire quando sarebbe tornato. Ora Dario Depalma, lucano attivista di Global Sumud Flotilla, è a Bernalda, la sua città, che tanto lo ha sostenuto e che con tanto calore lo ha riabbracciato, al termine dei duri giorni di prigionia vissuti nel porto di Ashdod, in Israele. A bordo di “una nave-prigione” realizzata “appositamente per loro”, per reprimere lo slancio umanitario che ha portato, a più riprese, attivisti di decine di Paesi diversi fianco a fianco su delle barche a vela, con aiuti alimentari per i cittadini di Gaza e, soprattutto, con nel cuore il desiderio di accendere una scintilla di coscienza. Incappando, al termine del viaggio, in un’azione di interruzione forzata da parte di Israele e, soprattutto, di violenza e sopruso durante lo stato di fermo.
Per Depalma, però, quanto accaduto non ha spento il desiderio di utilizzare sé stesso come strumento di aiuto per il prossimo. «Se ci sarà una nuova Flotilla – ha raccontato a L’Altravoce – Quotidiano della Basilicata – sarò pronto a ripartire».












