Flotilla: Tutti espulsi da Israele i 429 attivisti, la famiglia Depalma aspetta Dario, il bernaldese tra gli attivisti partiti per Istanbul. Il papà: «Ore di apprensione, non ha modo di comunicare con noi».
Gli attivisti di Global Sumud Flotilla sono stati espulsi da Israele. Le fonti diplomatiche hanno confermato il rilascio e il successivo trasferimento dei 429 membri degli equipaggi che, il 19 maggio scorso, erano stati intercettati dai militari israeliani in acque internazionali e, successivamente, trasferiti nel porto di Ashdod. Tra i partenti, con direzione Istanbul, anche il giovane attivista bernaldese Dario Depalma, uno dei 29 italiani imbarcati con Flotilla. Al momento, tuttavia, non è dato sapere quando potrà rientrare in Italia, così come confermato dai suoi familiari: «Dario non ha modo di comunicare con noi – ha spiegato a L’Altravoce – Quotidiano della Basilicata suo padre Angelo –, semplicemente perché non ha con sé il proprio smartphone. Al momento non c’è modo di comunicare con lui ma dovrebbe comunque trovarsi a Istanbul. Gli altri mie figli si stanno prodigando per tenersi in contatto con la Farnesina».
L’ULTIMO MESSAGGIO PRIMA DEL FERMO
Un piccolo frammento di filmato come unico aggancio con il familiare uscito, assieme ai compagni, dalle dure condizioni del fermo israeliano: «Nel frame di un video si intravedeva mentre mostra un segno di vittoria e, da quel poco che è stato possibile capire, sembrava stesse bene. Certo, il nostro stato d’animo, fino a quando non lo riavremo a casa, resterà di apprensione. Da quanto abbiamo appreso, non tutti torneranno in Italia con lo stesso volo, né atterreranno nello stesso aeroporto». L’ultima comunicazione con Dario (raggiunto telefonicamente dal Quotidiano il 2 maggio scorso) risale al giorno del fermo: «Alle 14 ha inviato un messaggio alla mamma dicendole che li stavano intercettando e ci ha rassicurato chiedendoci di non preoccuparci. Dopodiché, un suo amico ci ha mostrato un filmato che riprendeva il momento dell’arresto da parte dei militari, arrivati armi in pugno».











