Picchiati, umiliati, derisi, i marinai di pace riescono a tornare a casa. Sono loro la notizia che occupa le prime pagine di tv e giornali. «Fonti diplomatiche confermano che tutti i 430 attivisti della Flotilla sequestrati dalle forze israeliane saranno liberati, e messi su aerei diretti a Istanbul».‌ Poche righe che fanno tirare un sospiro di sollievo a parenti e amici, che hanno vivisezionato il video della vergogna girato nel porto di Ashdod dalle emittenti israeliane, in cerca di un immagine dei propri cari. L’antipasto della lunga serie di soperchierie che hanno subito è già stato servito in tavola, con i racconti del deputato pentastellato Dario Carotenuto e del giornalista de il Fatto quotidiano Alessandro Mantovani. Numero 147 e 164 era scritto sulle fascette rosse messe loro al polso dai soldati israeliani, dopo essere stati arrestati illegalmente insieme agli altri attivisti della Global Sumud Flotilla. «Siamo stati incatenati e ammanettati - sottolinea Mantovani arrivato in nottata a Fiumicino - sono stato spogliato, mi hanno buttato gli occhiali da vista e lasciato in costume da bagno. Siamo stati picchiati e presi a calci, noi anche meno degli altri: sentivo le urla degli attivisti, qualche costola di sicuro qualcuno se l’è rotta. Su quella seconda nave container quasi tutti quelli che arrivavano, eravamo circa 180, hanno preso le botte». Questo è quello che è successo, e c’è da scommettere che i raconti di chi deve ancora arrivare in patria non saranno meno drammatici.