«Oggi si parla del comportamento di Ben-Gvir e le dichiarazioni di Netanyahu, e anche dei rappresentanti del nostro governo, erano solo su questo. Ma non si è detta una parola sul rapimento di attivisti in acque internazionali e del comportamento criminale di Israele, che poi è il motivo per cui dall’Europa partono le imbarcazioni. Ora temo per l’incolumità degli attivisti arrestati e portati ad Ashdod». Il barese Tony La Piccirella, membro del comitato direttivo della Global Sumud Flottilla, commenta così il fermo, da parte delle autorità israeliane, degli attivisti della flottilla bloccati in acque internazionali. Lapiccirella ha partecipato a tre missioni: nelle prime due (a luglio e ottobre 2025) è stato trasferito proprio ad Ashdod ed è stato rinchiuso in due centri di detenzione israeliani dopo l’abbordaggio dei militari. Cosa pensa succederà agli attivisti portati ad Ashdod?«Un assaggio lo abbiamo avuto già dal video pubblicato da Ben-Gvir, che Netanyahu prova a far passare come un comportamento individuale, non rappresentativo delle politiche israeliane. Ma i fatti dicono che non è così. Nessuna delle persone detenute è soggetto a comportamenti accettabili o decorosi, anzi. Il trattamento riservato agli attivisti bloccati ricalca, in parte e con meno intensità, quello riservato ai palestinesi ogni giorno. Siamo molto preoccupati». Come fu la sua esperienza in Israele?«Dura, ma comunque una versione “omeopatica” di quella che Israele adotta nei confronti dei palestinesi. Fui chiuso in una stanza gelida e senza vestiti, insieme agli altri attivisti arrestati con me. Fummo privati del sonno e del cibo, io sono stato isolato per due volte. La seconda, al largo della Grecia, per quasi trenta ore. Ma già le modalità del sequestro sono degli abusi. I militari israeliani ci puntarono il fucile contro, ci misero inginocchiati a prua con le mani e i piedi legati, senza giubbotti di salvataggio. Ci strattonavano a destra e a sinistra, facevano quello che volevano. Senza, peraltro, avere l’autorità per farlo». E anche lei ricevette la “visita” di Ben-Gvir.«Sì, ma infatti mi chiedo come mai l’anno scorso, per la stessa situazione, la reazione del governo fu molto più timida relativamente al trattamento che ci fu riservato. Comunque, Ben-Gvir replicò la stessa scena vista oggi. Ci fece inginocchiare con mani e piedi legati e ci tenne lì per ore. Poi spuntò per qualche minuto, fece un giro tra noi dandoci dei terroristi e dicendo che saremmo marciti per anni in carcere e se ne andò. Rimase giusto il tempo necessario per creare contenuti per i social. Poi però furono avviate le procedure per l’espatrio, anzi deportazione, il più rapidamente possibile, dicendoci che se non avessimo firmato la deportazione volontaria saremmo rimasti lì per mesi. Dandoci quindi anche delle informazioni sbagliate su quelle che sono le leggi israeliane». Quindi, da un lato la minaccia di una lunga detenzione e dall’altro la necessità di liberarsi di voi il prima possibile.«Sì, e questo la dice lunga sulla differenza tra quanto viene propagandato da Ben-Gvir e le esigenze di un Paese che, mentre commette le sue nefandezze, non vuole alcuna attenzione o pressione addosso, e cerca di liberarsi di qualsiasi attivista in rotta per Gaza e la Palestina. Ora Netanyahu prova a ripulirsi l’immagine prendendo anche le distanze dal suo stesso ministro dell’Interno. Lui che dal 2023 è il responsabile del massacro e del genocidio nei confronti del popolo palestinese». In quali centri è stato detenuto?«Sono stato in due posti diversi. Il primo era a due ore da Ashdod, in cui sono stato quando sono partito con la Handala. Nella missione con la Global Sumud Flottilla, invece, dato che il numero degli ostaggi era più elevato siamo stati portati in un centro di detenzione vicino Gaza. In quest’ultimo potevamo sentire i caccia che passavano per andare a bombardare la Striscia, ed era lo stesso centro in cui erano detenuti tantissimi ostaggi palestinesi. Noi però eravamo in un’ala a parte. I militari ci puntavano i fucili contro, sguinzagliavano i cani per intimorirci, ci privavano del cibo e del sonno. So anche che in altre missioni ci sono state privazioni di medicinali, diversi hanno denunciato torture e violenze sessuali. Tant’è che solo gli attivisti italiani hanno presentato oltre 30 esposti contro le condizioni di detenzione in Israele». E ora cosa farete?«Ora siamo a Montecitorio. Il governo Meloni pretende delle scuse da Israele, ma a noi sembra insufficiente, per usare un eufemismo. Dopo tre anni di genocidio, di violazioni del diritto internazionale e della dignità umana di base le scuse non servono a nulla. Non è un bisticcio tra amici, servono sanzioni e servono azioni più concrete, come la cessazione di ogni accordo con Israele. Perché la violenza di Israele è concessa e, a volte, anche direttamente supportata».