Nel tardo pomeriggio di ieri, primo ottobre, le barche della Global Sumud Flotilla in viaggio verso Gaza sono state illegalmente intercettate da Israele a circa 70 miglia dalla Striscia. Tra idranti e abbordaggi, l’operazione dell’esercito israeliano è proseguita per tutta la notte ed è ancora in corso. Gli attivisti italiani già fermati sono almeno 30: tra loro c’è anche l’inviato del Fatto Quotidiano Alessandro Mantovani, a bordo della barca Otaria. Che cosa succede ora? C’è una prima certezza: gli italiani, come gli altri membri degli equipaggi intercettati, vengono portati nel porto di Ashdod, uno dei due principali porti mercantili di Israele, che si trova circa 40 km a nord dalla Striscia di Gaza. Poi, secondo una nota della Farnesina, “potranno scegliere tra due alternative“. La prima è “accettare l’espulsione volontaria immediata“, la seconda invece prevede il rifiuto dell’espulsione, “accettando una detenzione in carcere in attesa di rimpatrio forzato”.

Gli attivisti fermati dall’esercito israeliano in acque internazionali dovrebbero raggiungere il porto della città israeliana di Ashdod nel pomeriggio di oggi 2 ottobre, quando lo Yom Kippur volgerà al termine. I membri della Flotilla “stanno viaggiando sani e salvi verso Israele, dove inizieranno le procedure di espulsione verso l’Europa”, informa in un post su X il ministero degli Esteri israeliano. Una volta che gli attivisti saranno sbarcati al porto, verranno identificati e fermati. Ad attenderli ci saranno i consoli dei vari Stati, con il team legale che assiste la Flotilla. “L’ambasciata d’Italia a Tel Aviv segue il caso con la massima attenzione e ha già preparato un programma di assistenza consolare“, si legge in una nota della Farnesina. Già da domani, venerdì, potrebbero avvenire i primi rimpatri. “Entro un paio di giorni dovranno essere imbarcarti su un aereo. Credo ci sarà un volo che li accompagnerà in Europa insieme agli altri”, ha spiegato il ministro degli Esteri Antonio Tajani al Tg1.