Il dubbio è: spedire aiuti ai parenti rimasti a Cuba, o aspettare che crolli il regime? Per le migliaia di famiglie cubane a Miami, sono giorni di ambiguità e scelte difficili. Il governo di Miguel Díaz-Canel, successore di Fidel e Raúl Castro, non piace a nessuno, altrimenti mica starebbero lì in esilio. Ma ci sono meno di due ore al giorno di elettricità, al momento, sull’isola, e quindi mandare un generatore solare al nipote (o sacchi di fagioli e latte in polvere ai cugini, o medicine e zanzariere per un parente anziano), più che un gesto politico, è semplicemente l’ovvia reazione di un essere umano con un po’ di empatia. Alcuni utilizzano i servizi di Cubamax, supermercato in Florida specializzato in viaggi e consegne sull’isola; altri rifiutano, perché per operare a Cuba l’impresa deve scendere a compromessi col governo e in parte finanziarne la sopravvivenza: preferiscono comprare biglietti aerei, riempire borsoni da viaggio e portarli di persona o affidarli ai “muli” che trasportano pacchi per mestiere, tanto dalla “normalizzazione” voluta da Barack Obama nel 2014 i voli esistono.
Per i più oltranzisti, niente di tutto ciò: bisogna aspettare, e pare che ormai sia una questione di giorni o al massimo settimane. Al dipartimento di Stato americano c’è Marco Rubio, figlio di esiliati cubani, da sempre ostile al regime sull’isola: aveva votato contro la normalizzazione del 2014, da senatore, e preparato un pacchetto di 200 sanzioni già nella prima amministrazione Trump. Da segretario di stato, è il volto pubblico dell’operazione di cattura di Nicolás Maduro in Venezuela, che ha privato Cuba dei rifornimenti di petrolio; e dell’attuale escalation sia militare (un numero crescente di navi della marina in assetto da guerra, voli di ricognizione sempre più frequenti) che giudiziaria, con la messa in accusa del novantaquattrenne Raúl Castro per fatti risalenti al 1996, annunciata nella data simbolica dell’indipendenza cubana del 1902, mai più festeggiata dal 1959 in avanti perché Fidel Castro la riteneva incompleta.














