Roma, 21 maggio 2026 – ll presidente americano, Donald Trump, lo aveva anticipato: dopo l’Iran sarebbe stata la volta di Cuba. E così, dopo la messa in stato di accusa di Raul Castro, 94 anni e fratello del più noto Fidel, ieri è arrivata la notizia che gli Stati Uniti hanno dichiarato di aver schierato la portaerei a propulsione nucleare Nimitz e il relativo gruppo d’attacco davanti ai Caraibi.

Una situazione nuova, che però, secondo Antonella Mori, responsabile del programma America Latina dell’Ispi, richiede grande attenzione da parte di Washington. “Parlare di una fine definitiva è sempre difficile – spiega –. Cuba vive una crisi economica devastante e, allo stesso tempo, gli aiuti esterni sono molto meno presenti. Venezuela, Russia e Cina oggi sostengono molto meno l’isola, mentre gli Stati Uniti hanno chiaramente rimesso Cuba nel mirino. Credo che ci sarà un cambiamento importante, economico e politico, anche se questo non significa necessariamente la caduta del regime”.

Le minacce di Trump: “Cuba è fallita”

Da mesi Trump minaccia di prendersi il controllo dell’isola per ottenere un cambio di regime, anche se ieri ha usato toni diversi, più morbidi: “La portaerei è lì per aiutare, Cuba è fallita, non ha soldi, né elettricità, né cibo, non ha niente. La aiuteremo, voglio aiutare i cubani”. E l’Havana, stando al segretario di Stati americano, Marco Rubio, l’isola avrebbe accettato l’offerta di cento milioni di dollari in aiuti umanitari. Sta di fatto che l’amministrazione repubblicana per approdare a un cambio di regime a Cuba, ha bloccato i rifornimenti di petrolio e carburanti.