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di Redazione La Sicilia

21 Maggio 2026, 14:41

Il rumore, in questi casi, arriva prima delle decisioni. Non è solo il frastuono dei catapulti, dei jet sul ponte di volo, del metallo che vibra su una città galleggiante lunga più di 330 metri. È il rumore politico di una superpotenza che sceglie di farsi vedere. L’ingresso della portaerei USS Nimitz nel Mar dei Caraibi meridionale, annunciato il 20 maggio 2026 dal Comando Sud degli Stati Uniti, non equivale di per sé all’avvio di un’operazione militare contro Cuba. Ma segnala che la crisi fra Washington e L’Avana ha superato una nuova soglia simbolica e strategica.

La cornice è quella di una pressione crescente costruita su più piani: sanzioni, restrizioni energetiche, offerte negoziali condizionate, intensificazione della sorveglianza militare attorno all’isola, e ora anche un gesto ad alto impatto visivo e psicologico come il dispiegamento di un gruppo portaerei. In parallelo, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha reso nota un’incriminazione contro l’ex presidente cubano Raúl Castro, accusato insieme ad altri cinque coimputati per l’abbattimento, il 24 febbraio 1996, di due velivoli civili dell’organizzazione Brothers to the Rescue/Hermanos al Rescate in acque internazionali, episodio nel quale morirono quattro persone.