Come ci sveglieremo domani? Per quanto tempo andremo avanti in queste condizioni? Che faranno gli americani? Sono le domande quotidiane di ogni cubano, sfiniti dalla mancanza di elettricità che fa già parte della propria vita, e l'inquietudine che un possibile raid statunitense provoca in ognuno. A maggior ragione ora con la Portaerei Nimitz nei Caraibi. Ansia, paura, che si aggiungono alla fatica quotidiana di vivere senza luce, senza acqua, con poco cibo.
Juana Ortega, un'insegnante in pensione di 83 anni e vedova, non avrebbe mai pensato di vivere, dopo tanti anni difficili, l'agonia delle ultime settimane segnate da ore infinite al buio, senza un piatto caldo. Vive in un zona dell'Avana quasi senza luce e senza gas per cucinare. Ma confessa all'ANSA che il suo dolore più profondo oggi è non sapere che ne sarà di lei e della sua famiglia nel prossimo futuro. "Non si parla di altro: fino a quando? Vivere in questo modo è insostenibile. Dormo a malapena tra i blackout e la preoccupazione di come ci sveglieremo domani".
Lei è sempre stata dalla parte della Rivoluzione, convinta che il programma politico di Fidel per salvare l'Isola abbia sempre toccato le corde profonde di molti cubani come lei. Ma ora vede che la crisi è insostenibile. Che bisogna fare qualcosa "Dobbiamo dialogare, cercare alternative, ma senza aspettare più, siamo al limite. L'assenza di soluzioni aggrava persino la nostra salute mentale".













