WASHINGTON. Gli Stati Uniti ha stretto la morsa diplomatica, economica e militare sull’Avana, mentre crescono le preoccupazioni che un'invasione della nazione caraibica da parte di Washington possa avvenire molto presto. Il Presidente Donald Trump e la sua amministrazione hanno da tempo nel mirino la leadership comunista di Cuba; tuttavia, nelle ultime settimane, hanno imposto all'Avana nuove e severe sanzioni, mantenendo al contempo un blocco quasi totale sulle forniture di carburante destinate all'isola. Già indebolita da un embargo statunitense lungo decenni, la carenza di scorte fa precipitare regolarmente gli abitanti di Cuba in blackout, mentre i rifiuti si accumulano nelle strade di un Paese che ha visto prosciugarsi il suo vitale settore turistico. Gli Usa hanno anche intensificato i voli di raccolta informazioni al largo delle coste cubane – guardando ai dati d’aviazione disponibili – mentre la Casa Bianca ha ripetutamente alluso a una possibile occupazione militare dell'isola, da quando, all'inizio del 2026, le forze statunitensi hanno fatto irruzione in Venezuela, catturando l'allora leader Nicolás Maduro.
Cuba dipendeva fortemente dalle esportazioni di petrolio di Caracas e ora si aggrappa a un'ancora di salvezza costituita da limitate forniture di carburante provenienti dalla Russia, che gli Stati Uniti hanno consentito di far giungere nei porti del Paese comunista. Non vi sono segnali definitivi che indichino che il prossimo obiettivo di Trump sarà l’isola caraibica. Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha riferito ai giornalisti giovedì scorso che Trump gli ha confidato in privato, durante una riunione a porte chiuse alla Casa Bianca, di non avere alcuna intenzione di invadere Cuba.










