da New YorkDonald Trump sa che accelerare su Cuba, fare all'isola «un trattamento venezuelano» con un attacco per rimuovere il potere e creare un nuovo regime, è un rischio ma anche una vittoria che potrebbe spendersi in patria, nell'anno delle elezioni di Midterm che i repubblicani rischiano di perdere. E allora, quello che sta succedendo in questi giorni, quel piede sull'acceleratore della storia che sembra soprattutto un ritorno al passato, potrebbe essere il segnale che la Casa Bianca è pronta a colpire L'Avana. Il discorso del segretario di Stato, Marco Rubio, cubano-americano figlio di immigrati, in cui ha detto che Trump offre una «nuova strada» a una «nuova Cuba», in un momento in cui l'economia dell'isola collassa, è stato il primo segno di un accerchiamento che potrebbe arrivare al suo compimento a breve.
«Agiremo se minacciati», ha ripetuto Rubio, che ha impostato la sua carriera politica sul cambio di regime a Cuba. Ieri a questo si è unito l'arrivo nei mari dei Caraibi della portaerei a propulsione nucleare USS Nimitz, che potrebbe dare assistenza in caso di un'incursione. E ancora la Corte Suprema ha reso più facile per le aziende americane ottenere risarcimenti se le loro proprietà erano state confiscate dal regime comunista nel 1960. Sempre mercoledì il governo Trump ha preso un'altra decisione storica per continuare in questa direzione: il dipartimento della Giustizia americano ha deciso di presentare l'incriminazione formale nei confronti di Raúl Castro, il fratello del líder máximo Fidel Castro, per l'abbattimento in acque internazionali di due dei tre aerei Cessna della non profit Hermanos al Rescate, formata da esiliati cubani che si opponevano al governo di Castro. Era il 24 febbraio 1996: morirono quattro persone in un attacco che avvenne quando Raúl, oggi 94enne ritirato a vita privata, era non solo il numero due del regime ma anche il ministro della Difesa. Quell'attacco chiuse il fragile dialogo impostato da Bill Clinton con Castro e portò all'approvazione dell'Helms-Burton Act, il 12 marzo del 1996: penalizzava le aziende che facevano affari con Cuba e induriva l'embargo. Le accuse contro Castro hanno anche portato sia la Russia che la Cina, partner storici di Cuba, a criticare la decisione: il ministero degli Esteri cinese ha definito la scelta «una minaccia».L'INTERVENTO Ma queste possibilità devono anche scontrarsi con gli umori di Trump, che spesso sono passeggeri, difficili da interpretare: ieri parlando dalla Casa Bianca il presidente ha detto: «Sembra che sarò io quello che lo farà. In questo caso sarei felice di farlo», dopo aver ricordato come diversi presidenti nel passato avevano minacciato un intervento sull'isola che si trova a poco più di 140 chilometri dalla Florida. Trump ha anche detto di voler aprire Cuba ai cubano-americani «così potranno tornarci e aiutare» e Rubio ha dichiarato che il governo cubano ha accettato i 100 milioni di aiuti statunitensi. Il problema è che mercoledì, commentando la decisione di incriminare Castro, Trump ha detto che «non erano necessarie nuove escalation» e di avere «Cuba in mente». In un'intervista al New York Times, l'ambasciatore cubano alle Nazioni Unite, Ernesto Soberón Guzmán, ha detto che L'Avana è pronta al dialogo. Ma ha anche aggiunto che gli Stati Uniti starebbero cercando un pretesto per attaccare.«La richiesta di Trump di aprire l'economia e un sistema politico così chiuso deve essere presa sul serio», ha detto da L'Avana il direttore della CIA John Ratcliffe, menzionando anche Nicolás Maduro. È certo che un'isola così indebolita potrà fare poco in caso di un'incursione simile a quella fatta a gennaio contro Maduro. Non è altrettanto certo il fatto che Cuba possa avere una sua Delcy Rodríguez. Anzi secondo molti analisti sarebbe quasi impossibile, nonostante come ha scritto il Wall Street Journal l'amministrazione Trump starebbe cercando da tempo qualcuno all'interno del regime che voglia iniziare una nuova strada e far cadere il governo castrista.














