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Finalmente ci sarebbe l'accordo: dopo settimane di trattative e uno stallo che ha messo in ginocchio l'economia dei Paesi del Golfo e quella globale. Il doppio blocco di Hormuz sarebbe eliminato, il petrolio iraniano non sarebbe più soggetto a sanzioni mentre sull'uranio che il regime stava arricchendo ci sarebbe un'altra trattativa e per il momento sarebbe congelato il programma nucleare. Le truppe USA resterebbero nell'area fino ad un accordo definitivo.
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L'accordo c'è, la bozza è stata scritta ma usiamo il condizionale perché ancora non è stata firmata. Trump ieri ha deciso di congelare l'accordo, dicendo c'è tempo. Il consenso di Trump e i legami con il Mossad In realtà per lui non c'è tempo, le elezioni di midterm si avvicinano e il suo consenso è ai minimi storici. Ma Trump non è del tutto libero nelle sue scelte: esattamente come all'inizio di questa guerra sembra che sia Netanyahu a tirare i fili, come se il presidente USA fosse un burattino. A lungo ci siamo occupati di Epstein Files e il coinvolgimento di Donald e Melania Trump con il finanziere pedofilo a questo punto possiamo dire che è cosa più che nota, così come i legami dello stesso Epstein con il Mossad. E se 1 + 1 fa 2… Trump potrebbe essere sotto ricatto di Israele. Netanyahu, la guerra e il Libano Israele che è l'unica parte in causa che non vuole la pace: l'Iran è il nemico giurato dello Stato ebraico e in più Netanyahu ha bisogno di guerra e l'accordo prevede il cessate il fuoco anche in Libano, dove l'IDF ha occupato parte del Sud e dove Netanyahu può continuare la campagna militare che lo lancia alle prossime e sempre più imminenti elezioni legislative israeliane. Mentre Trump e il regime iraniano dicevano che c'era l'accordo, proprio Netanyahu convocava il gabinetto di guerra: un segnale molto chiaro al suo alleato, talmente chiaro che ha anche dichiarato abbiamo il diritto di difenderci anche in Libano. Sappiamo che per Israele il diritto alla difesa vuol dire diritto di attaccare i Paesi. Se tutto questo non fosse tragico ci sarebbe da citare il film di Alberto Sordi: Finché c'è guerra c'è speranza. Per Trump e Netanyahu è davvero così.











