Il conflitto del Golfo si stava quasi trasformando in una «guerra dimenticata». Un po’ perché dall’8 aprile i combattimenti hanno lasciato il posto a una tregua, seppure precaria. Un po’ perché gli effetti sull’economia mondiale si sentono al rallentatore: i rincari dei carburanti ci sono, le temute penurie di alcuni rifornimenti no, o non ancora. Ogni bilancio è temporaneo, mentre si alternano segnali di prolungamento della tregua e possibili nuovi attacchi.Si può estrarre qualche lezione provvisoria, viziata dall’ignoranza su un dato essenziale: l’ulteriore inasprimento della censura su Internet in Iran ha quasi azzerato la visibilità su ciò che accade dentro il regime di Teheran. Dobbiamo attenerci alle apparenze: il regime resiste, forse con una prevalenza delle frange più estremiste e feroci al suo interno. Sono riprese le esecuzioni degli oppositori.Sul versante americano, pur essendo un conflitto «combattuto dal cielo e dal mare», con un numero davvero esiguo di vittime, rimane straordinariamente impopolare. In confronto a guerre ben più cruente e tragiche — Vietnam, Iraq — questa ha visto una maggioranza contraria degli americani fin dalle prime ore. Trump ha perso consensi a sinistra e a destra.