«Ero a un’ora dal prendere la decisione», poi «ho ricevuto una chiamata: “Signore, potrebbe aspettare? Pensiamo di essere vicini a un accordo”, ho detto “Va bene”». Una conversazione che mostra quanto la linea tra la guerra e la pace è sottile e anche quanto il presidente Donald Trump non abbia idee chiare su cosa fare con l’Iran. A convincerlo sul rinvio di un nuovo attacco all’Iran sono stati, ancora una volta, il Qatar, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti.
Le ultime linee rosse di Teheran e la partita dei paesi del Golfo
sociologo
Una telefonata dell’ultimo minuto per dare una chance ai negoziati. «Sembra esserci un’ottima possibilità che possano trovare una soluzione. Se possiamo farlo senza bombardarli pesantemente, sarei molto contento», ha spiegato successivamente il presidente statunitense ai giornalisti.
Trump ha detto di aver pianificato «un attacco molto importante», ma di averlo rimandato per 2-3 giorni. «Forse venerdì, sabato, domenica. Forse l’inizio della settimana prossima. Un periodo di tempo limitato perché non possiamo permettergli di ottenere un’arma nucleare». Senza obiettivi raggiunti e con un grado di popolarità sempre più basso, Trump continua a governare la guerra a suon di ultimatum e di «forse», perdendo la già scarsa credibilità degli ultimi mesi.













