Con quello di ieri, sono quattro gli ultimatum imposti da Donald Trump all’Iran, nel giro di due mesi e mezzo di guerra. Questa volta, il presidente americano ha dichiarato di averlo fatto perché sollecitato da Arabia Saudita, Emirati Arabi e Qatar. Esattamente quei Paesi che non ha consultato, prima di scatenare l’attacco, spinto da Benjamin Netanyahu, contro gli Ayatollah. Basta questo per mettere a fuoco le difficoltà del leader Usa. Il sedicente maestro dell’«arte di stringere accordi» rischia di uscire politicamente a pezzi da questa vicenda. Nei giorni scorsi si è discusso molto della «Trappola di Tucidide», il teorema che postula lo scontro inevitabile tra la potenza dominante e quella emergente. All’epoca Atene contro Sparta; oggi Cina contro Usa. Ma il grande storico dell’antica Grecia è celebre anche per un altro racconto che forse si adatta ancora di più all’America trumpiana: «Il dialogo dei Melii». In breve la vicenda è questa: due generali ateniesi, Cleomede e Tisia, arrivano nell’isola di Melo, una comunità schierata con Sparta, ma desiderosa di mantenere la propria autonomia. I due ateniesi usano un linguaggio diretto: «Vi risparmieremo tutte le belle parole sulla giustizia; parleremo, invece, di ciò che è possibile e di ciò che è necessario; chi è più forte fa quello che può e chi è più debole, cede».