Ali Alfoneh (Arab Gulf States Institute) a Huffpost: "Il presidente è sottoposto a una pressione doppia: da un lato Netanyahu spinge per provocare il collasso definitivo del regime a Teheran, dall'altro gli arabi e la Cina consigliano moderazione e mettono in guardia contro l’escalation”
Minaccia, rinvio, nuovo ultimatum e ricomincia il giro. Nella routine di Donald Trump è il momento del rinvio dell'attacco all'Iran. L’ordine di bombardamento su vasta scala, originariamente pianificato per il 19 maggio, è stato sospeso per concedere una finestra di due o tre giorni ai negoziati. Un repentino cambio di rotta indotto dalle esplicite richieste arrivate alla Casa Bianca dai leader del Golfo: l’emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani, il principe ereditario dell'Arabia Saudita Mohammed bin Salman e il presidente degli Emirati Arabi Uniti Mohamed bin Zayed.











