Il presidente statunitense Donald Trump ha deciso di fermare all’ultimo momento l’attacco militare contro l’Iran che, secondo diverse ricostruzioni, era già stato pianificato per oggi. Una scelta arrivata dopo ore di tensione diplomatica e un intenso scambio di messaggi con alcuni dei principali alleati degli Stati Uniti nella regione del Golfo.

A spingere per un rinvio sarebbero stati Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Secondo quanto riferito dallo stesso Trump in un post su Truth, i tre Paesi avrebbero chiesto alla Casa Bianca di sospendere l’operazione per alcuni giorni, sostenendo che fossero in corso negoziati ancora aperti e potenzialmente in grado di produrre un accordo. Dietro questa richiesta c’è però soprattutto una preoccupazione concreta: un attacco diretto all’Iran potrebbe provocare una risposta immediata contro infrastrutture energetiche e petrolifere del Golfo, con effetti destabilizzanti sull’intera economia globale.

Il messaggio arrivato a Washington è stato quindi duplice: guadagnare tempo per la diplomazia, ma anche evitare una reazione a catena difficile da controllare. Nonostante le storiche diffidenze verso Teheran, le monarchie del Golfo hanno scelto in questa fase una linea più prudente, consapevoli della propria vulnerabilità in caso di escalation.