Poco dopo che l’Iran aveva dichiarato di aver presentato un nuovo piano di pace, Donald Trump ha affermato che un «nuovo attacco» militare contro Teheran è stato sospeso su richiesta di Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, per concedere più tempo ai negoziati. Trump avrebbe concesso un «periodo di tempo limitato» – almeno due o tre giorni – per la prosecuzione dei colloqui. Tuttavia, ha minacciato che un «attacco su larga scala» potrebbe comunque verificarsi «da un momento all’altro» se non si raggiungerà un accordo. Alternare minacce di attacchi con improvvise aperture diplomatiche ormai è diventato un classico della politica della Casa bianca. In serata, il vicepreisidente JD Vance ha parlato con la stampa, ribadendo che «l’Iran non può avere un’arma nucleare», e sostenendo che se gli fosse concesso altre nazioni si affretterebbero a «ottenere la loro» Gli Usa, ha aggiunto Vance, sono «pronti all’azione» contro l’Iran, ma «un accordo – dice – è possibile». Per ottenerlo, però, «bisogna essere in due».
«È DIFFICILE capire quali saranno le prossime mosse Usa. Stanno concentrando armi e mezzi logistici nel Golfo Persico e i giorni concessi ai negoziati potrebbero essere soltanto un diversivo per costringere alcuni personaggi a uscire allo scoperto, figure di cui forse al momento non conoscono l’esatta posizione. In ogni caso, inizieranno colpendo quelli che considerano ostacoli a una resa. Sappiamo che possono attaccare in qualsiasi momento: lo hanno già fatto due volte, nonostante avessero assicurato anche allora ai mediatori che ci sarebbe stato tempo per trattare», dice una giornalista iraniana che chiede di restare anonima.











