Arrivati al quinto giorno di guerra tra Israele e Iran - in cui lo Stato ebraico ha eliminato anche il nuovo capo di stato maggiore di Teheran - il presidente americano Donald Trump è sempre più invischiato nella crisi. Abbandonato anzitempo (nella foto sopra, il leader Usa che risale sull'Air Force One) il G7 di Calgary, in Canada, «per occuparsi di molte questioni importanti», il tycoon ha lanciato un vero e proprio ultimatum alla Repubblica Islamica: o la smettete con l'arricchimento dell'uranio o «qualcosa accadrà». Poche ore dopo ha rincarato la dose commentando l'eventualità di attacchi di Teheran contro le truppe Usa di stanza in Medio Oriente: «Ci scateneremo con tutte le nostre forze» aggiungendo che non vuole «solo una tregua» ma «di meglio». Vedremo quali saranno le sue prossime mosse.
Le altre guerre, nel frattempo, non sono finite o sparite. Mentre gli occhi e i riflettori del mondo sono puntati sulla regione mediorientale, Putin gongola nel vedere Trump e gli Usa più o meno volutamente «distratti» e colpisce con forza sulle città ucraine. Nella scorsa notte e fino alle prime ore del mattino, ci racconta il nostro inviato a Kiev Francesco Battistini, l'Armata ha martellato dal cielo con droni e missili. Le vittime sono almeno 15 ma si teme che il bilancio possa salire.












