di
Viviana Mazza
I timori che lo «schema Gaza» riduca la forza negoziale degli Stati Uniti
DALLA NOSTRA CORRISPONDENTENEW YORK - Trump ha detto ieri che non «affretterà un accordo» per porre fine alla guerra e che bisogna prendersi il tempo («Non possiamo commettere errori!»), dopo che una serie di membri del suo partito repubblicano hanno avvertito che potrebbe essere un «errore disastroso». Il presidente americano ha il problema di dover uscire da questa guerra in un modo che lo veda vincitore. Sogna un «reset» delle relazioni tra Stati Uniti e Iran (e addirittura una normalizzazione tra Iran e Israele) e in cambio promette grandi opportunità economiche, come con il Venezuela. È portato a credere che la crisi dell’economia iraniana offra una leva agli Stati Uniti e spera che Teheran alla fine ceda, anche se tutto indica che la Repubblica Islamica «pensi» in modo diverso.
Ovviamente tra gli alleati del presidente i «falchi» repubblicani sono profondamente scettici sulla possibilità di un accordo. «Il cessate il fuoco di 60 giorni, con la convinzione che l’Iran si impegnerà in buona fede, sarebbe un disastro. Tutto ciò che è stato realizzato dall’Operazione Furia Epica sarebbe stato fatto per nulla!», ha scritto su X il senatore Roger Wicker, che presiede la Commissione Forze armate al Senato.













