Lorenzo Vita

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FILE – President Donald Trump stands with other World leaders before a Board of Peace meeting at the U.S. Institute of Peace, Feb. 19, 2026, in Washington. (AP Photo/Mark Schiefelbein, File)

L’annuncio di Donald Trump riguardo l’accordo sulla Striscia di Gaza lascia aperti diversi punti interrogativi. Per il presidente degli Stati Uniti, l’intesa prevede che “una volta completato il disarmo, le forze israeliane si ritireranno e la Forza internazionale di stabilizzazione collaborerà con una nuova forza di polizia palestinese per garantire la sicurezza di Gaza a beneficio dei suoi residenti e dei Paesi vicini”. La milizia islamista ha confermato poche ore dopo che era stato raggiunto un compromesso sulla seconda fase della tregua con Israele, e che a gestire l’inventario e lo stoccaggio delle armi, in base a un calendario concordato dalle parti, sarebbe stato il Comitato nazionale per l’Amministrazione di Gaza, cioè un comitato tecnico palestinese.

Dal canto suo, il Board of Peace ha accolto l’annuncio di The Donald e ieri pomeriggio ha anche stilato una vera e propria “road-map” con scadenze temporali e meccanismi che dovranno essere applicati per fare in modo che si concretizzi quanto delineato dalla Casa Bianca. Un piano che riprende, in buona sostanza, quanto deciso l’anno scorso Sharm el-Sheikh dopo la tregua e la liberazione degli ultimi ostaggi israeliani. Si parla di funzioni civili e di sicurezza che dovranno essere appunto gestite da questo Comitato indipendente. Si parla della forza di stabilizzazione con ruoli di addestramento e controllo delle frontiere e con un altro organismo che certificherà le modalità e il rispetto di questo accordo. Vi sono anche passaggi che riguardano la ricostruzione di Gaza e addirittura favorire un percorso verso l’autodeterminazione e la costituzione di uno Stato palestinese.