Cos'è il "tech-wreck" e quali sono le differenze con le immersioni ricreative Il "tech-wreck diving" è un'attività ancora dai contorni non ben definiti. Generalmente, si intende con l'immersione che supera le profondità concesse nei tuffi "ricreativi" non professionali (nelle Maldive 30 metri) e durante la quale i sub esplorano spazi chiusi come relitti, sottomarini, cunicoli e grotte. Sforando il limite classico di profondità ed esponendosi a una maggiore pressione esterna, i rischi per l'uomo crescono in maniera esponenziale. Per questo l'attrezzatura utilizzata è altamente tecnologica: dal rebreather (ormai sdoganato anche per le immersioni ricreative) fino a miscele differenti nelle bombole. Tra queste le più comuni, oltre al classico nitrox composto da ossigeno e azoto, sono il trimix o l'helair - che combinano ossigeno, azoto ed elio - e l'heliox, ossigeno ed elio. Proprio quest'ultimo è un ingrediente cruciale, perché permette di respirare la miscela a maggiori profondità grazie alla sua minore densità. "Diluendo" così il pericolo di tossicità dell'ossigeno e di narcosi da azoto, due delle conseguenze più letali quando il peso della massa d'acqua sui gas è troppo elevato.