TREVISO - Le analisi condotte dai carabinieri su un lembo di tessuto trovato sulla scena del crimine quella notte, il 29 gennaio del 1991, hanno portato a una traccia ematica chiara, unica e identificabile. Sangue gocciolato dalla mano del presunto omicida, che nelle fasi concitate dell'accoltellamento si è ferito affondando il coltellino sullo sterno della pasticcera 44enne Sandra Casagrande. Ma è stato necessario in un secondo momento approfondire i risultati di quella prima analisi anche attraverso la consulenza di un genetista: questo perché Paolo Gorghetto ha un gemello, che condivide con lui buona parte del patrimonio genetico. Per escludere l'altro fratello è stato necessario svolgere altri esami che hanno portato all'iscrizione del nome del 57enne al registro delle notizie di reato soltanto qualche settimana fa.
Gli accertamenti L'8 maggio scorso Paolo Gorghetto è quindi stato convocato nella centrale di via Cornarotta sottoponendosi a un altro tampone per un nuovo esame, questa volta mirato a distinguerlo dai fratelli. Il dna è risultato identico a quello contenuto nella goccia di sangue prelevata 35 anni prima. Nella prossima fase dell'inchiesta, i Ris riesamineranno anche il resto dei reperti (quelli che sono rimasti, perché alcuni sono andati irrimediabilmente distrutti). Forse le nuove tecnologie saranno in grado di chiarire anche quegli indizi misteriosi che all'epoca erano rimasti un punto di domanda. Per esempio, le banconote insanguinate utilizzate per pagare un rifornimento di benzina a una stazione di servizio di Biancade. Il contante era impregnato del sangue della vittima, ma pareva il risultato di un tentativo di depistaggio mal riuscito. In più, per alcuni dei sospettati non era stato prelevato un campione di dna, così come alcuni degli alibi forniti (senza ufficialità) agli inquirenti erano sembrati poco fondati. Insomma, sul caso di Sandra Casagrande, rimangono tante domande, alcune delle quali potrebbero trovare risposta con le nuove analisi.Il sindaco Nel frattempo, la comunità reagisce con stupore alle novità sul caso della pasticcera: «No, non avrei mai pensato che potesse emergere proprio questo nome: l'ho sentito anch'io solo ieri e, francamente, mi ha sorpreso - spiega il sindaco Marco Donadel, dopo una conferenza stampa in Provincia - In un momento così delicato credo sia fondamentale lasciare che le indagini seguano il loro corso, senza forzature né conclusioni affrettate, affinché venga individuato e arrestato chi ha davvero commesso l'omicidio. Quel nome che sta circolando in questi giorni mi è noto, anche se solo di vista: conosco la famiglia e, come spesso accade in una realtà come la nostra, ci si conosce un po' tutti. Proprio per questo la notizia mi ha colpito ancora di più. Mai avrei immaginato che potesse essere associato a un fatto così grave».














