“È una questione semplice: qualunque sia la nostra opinione sul conflitto in Medio Oriente, dovremmo essere in grado di unirci nel condannare lo stupro”.

Inizia così l’inchiesta dell’editorialista del New York Times, Nicholas Kristof, sugli abusi sessuali sui palestinesi da parte di soldati, coloni, agenti dell'agenzia di sicurezza interna dello Shin Bet e, soprattutto, guardie carcerarie. In quegli stessi giorni, la Civil Commission israeliana, un'iniziativa civica formatasi dopo il 7 ottobre 2023, pubblicava un rapporto di quasi 300 pagine sulla violenza sessuale di Hamas del 7 ottobre e sugli abusi sessuali sugli ostaggi.

Entrambi i documenti sono stati ampiamente criticati, a seconda del proprio posizionamento, nel tentativo di mostrare le rispettive debolezze, senza valutare le perizie probatorie presenti, le interviste di prima mano alle vittime, le voci dei testimoni oculari diretti. Entrambi gli articoli – osserva Dahlia Scheindlin su Haaretz – “includono almeno una fonte poco credibile, e questo ha consentito ai detrattori di scatenarsi”, nonostante in entrambi i casi ci fossero prove originali ed esaurienti tali da poter affermare che “la premessa – violenza sessuale sistematica e diffusa (il 7 ottobre contro gli ostaggi da Hamas, e nelle prigioni israeliane contro i palestinesi) – sia vera”.