La cosa strana è stata la coincidenza: nel giro di due giorni, l’11 e il 12 maggio, sono stati pubblicati il rapporto ufficiale del governo di Tel Aviv sulle violenze sessuali commesse dai miliziani di Hamas durante l’assalto del 7 ottobre 2023 e una lunga inchiesta del New York Times sugli stupri di militari israeliani ai danni di palestinesi. Israele ha accusato il quotidiano americano di aver scelto la data di pubblicazione apposta per sminuire l’impatto del rapporto sul 7 ottobre, e ha reso noto di aver diffuso il rapporto ai giornali accreditati, New York Times compreso, diverse settimane prima della diffusione ufficiale. Anche le autorità israeliane però sapevano dell’inchiesta di Nicholas Kristof: se non altro perché il giornalista aveva contattato per un commento il portavoce del Ministero per la sicurezza nazionale, quello di Itamar Ben-Gvir.Quel che è certo è che il risultato è stato, effettivamente, quello che Israele paventava: l’inchiesta del New York Times ha eclissato l’effetto di quella su Hamas. Eppure l’articolo non dice niente che non sia già stato denunciato da anni da ex detenuti a ong straniere o israeliane come B’Tselem, o al Public Committee Against Torture in Israel. Kristof ricorda nelle prime righe che lo stupro degli israeliani sui palestinesi è stato definito «una procedura operativa standard» da un rapporto delle Nazioni Unite. Ma è terribile conoscerne i dettagli, raccontati al giornalista da 14 vittime e confermati da familiari, ricercatori e attivisti: «Nel corso di interviste strazianti», scrive Kristof, «alcuni palestinesi mi hanno raccontato una quantità di violenze sessuali da parte di israeliani ai danni di uomini, donne e perfino bambini: a commetterli sono stati soldati, coloni, agenti dello Shin Bet incaricati di interrogatori e, più di tutti, guardie carcerarie». Il racconto è preceduto da una spiegazione: «Nella mia carriera di giornalista mi sono occupato di guerre, genocidi e altre atrocità, compresi gli stupri, a volte in posti in cui la quantità di violenze sessuali è molto più grande di quanto abbiano fatto Hamas o Israele», scrive Kristof. «Qualche anno fa in Etiopia, nella guerra del Tigray, sono state violentate centomila donne, e stupri di massa accadono ora in Sudan. Ma il sistema di sicurezza israeliano è sostenuto dai dollari che noi americani paghiamo di tasse, quindi in questo caso si tratta di una violenza sessuale di cui gli Stati Uniti sono complici». Tra le vittime una donna che dopo giorni di stupri di gruppo è stata minacciata di “revenge porn” se non avesse collaborato con i servizi segreti. Un uomo violentato e torturato con un bastone di ferro per tre volte in un solo giorno: dopo essere stato rilasciato senza accuse, voleva denunciare ufficialmente gli stupri ma è stato convinto a tacere dalle minacce dello Shin Bet. L’unico nome è quello di Issa Amro, il “Gandhi palestinese”, che ha dato a Kristof l’idea di indagare su un fenomeno «poco denunciato per la vergogna». Il dubbio è confermato da Save the Children dopo un rapporto sui bambini da 12 e 17 anni finiti in carcere: metà di loro hanno dichiarato di aver subito o visto violenze sessuali, ma secondo la ong sono sicuramente di più. È il quadro di una routine dell’orrore che, come spiega l’attivista Sari Bashi, «anche se non ci sono prove che sia ordinata dall’alto, è evidentemente a conoscenza delle autorità, che non fanno niente per fermarla». La conclusione di Kristof è uno schiaffo al rapporto del governo Netanyahu: «Gli abusi orribili inflitti sulle donne israeliane il 7 ottobre accadono ogni giorno ai palestinesi». Lo confermano gli appunti di Ezzideen Shehab, medico a Gaza: non passa quasi giorno senza che le pagine del “Diario di un giovane medico” (pubblicato da Mimesis con una prefazione di Paola Caridi) mettano nero su bianco una prova di quel “genocidio sul corpo delle donne” di cui scrive in queste pagine Alae Al Said. La madre che porta ai medici il figlio moribondo per la fame; quella incosciente, sulla barella, che ha ancora il neonato attaccato al seno; o la bambina autistica che – unica in una folla di rassegnati – batte i pugni e scaglia maledizioni. Tutto questo è scandito dalle date, 28 giugno, 25 ottobre, 5 febbraio e così via: tutti giorni di un genocidio che ancora non è finito.
Per i palestinesi lo stupro di guerra è cosa di ogni giorno
L'inchiesta del New York Times conferma inchieste di Onu, B’Tselem, Save the Children. Che accusano il governo israeliano di usare violenza sessuale e tortura i











