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23 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 9:08

Non solo gli attacchi armati, gli spari, le terre a fuoco, le uccisioni del bestiame. A spingere i palestinesi della Cisgiordania ad abbandonare le loro case sono anche le violenze di genere, le molestie e le minacce a sfondo sessuale perpetrate da coloni e soldati israeliani, in un contesto di discriminazione sistematica e impunità generale. È ciò che viene descritto in un dettagliato report dei ricercatori del West Bank Protection Consortium, intitolato “Violenza sessuale e trasferimenti forzati in Cisgiordania”. Il consorzio riunisce cinque organizzazioni non governative internazionali con a capo il Consiglio norvegese per i rifugiati (Nrc), realtà che assiste le persone costrette a fuggire dalle zone in cui vivono.

Nelle 30 pagine dello studio viene documentata l’escalation di abusi nell’Area C della Cisgiordania a partire dall’ottobre del 2023. A pagare il prezzo più alto sono, come spesso accade in queste circostanze, le donne e le ragazze. I casi non sono isolati. Secondo le ong, sono parte di una strategia per esercitare pressione sulla popolazione. Si parla di perquisizioni corporali e invasive, umiliazioni in pubblico, diffusioni di immagini di nudità carpite con la forza e persone costrette a spogliarsi in pubblico. Alcuni palestinesi hanno anche denunciato coloni che urinano addosso ad altre persone o che fanno incursioni nei villaggi scoprendosi i genitali. Ci sono poi le frequenti minacce rivolte a donne e ragazzi. Quando non sono direttamente responsabili, le forze israeliane non fermano e non impediscono le violenze, e nemmeno indagano efficacemente una volta avvenute.