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7 AGOSTO 2025
Ultimo aggiornamento: 7:55
“Qui ad At-Tuwani, in Cisgiordania, è in corso una pulizia etnica che viviamo tutti i giorni sulla pelle. Negli ultimi due anni abbiamo assistito a una totale connivenza tra la polizia, l’esercito israeliano e i coloni che abitano a poche decine di metri dal villaggio. Ogni giorno può accadere di tutto”. Quando Giordana, 31 anni, dice “di tutto” pensa agli ottanta metri di tubatura dell’acqua divelti un paio di settimane fa, ai coloni che entrano ad armi spianate nelle case dei palestinesi di giorno e di notte, alle pecore ammazzate, ai pastori picchiati. Ma soprattutto ad Awdah, un attivista di soli 31 anni con tre figli piccoli, ucciso nel paese accanto il 28 luglio scorso. Erano passati anni dall’ultima volta che qualcuno di quella zona era stato colpito a morte da un colono. Dal 7 ottobre 2023, inizio della guerra di Gaza, la tensione e il fiato sul collo dell’occupazione israeliana si tagliano con il coltello. Siamo nelle colline a sud di Hebron, a pochi chilometri a sud-est dalla città di Yatta. At-Tuwani è un villaggio che sembra un presepe: muretti in pietra, case sparse tra gli olivi, asini che vanno per la strada e poche auto. Fa parte della cosiddetta zona “C” degli accordi di Oslo, sotto controllo militare e civile israeliano: l’autorità palestinese qui non mette piede. Se accade un incidente o un omicidio, arrivano le forze dell’ordine del governo di Benjamin Netanyahu.






