Lo scontro frontale tra Benjamin Netanyahu e Antonio Guterres si inasprisce: l’Onu ha inserito Israele nella lista nera dei responsabili di violenza sessuale commessa in zone di conflitto, che include Hamas da agosto 2025 e altre sigle terroristiche. Lo ha fatto trapelare su X l'ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite, Danny Danon, che ha definito la decisione «una disgrazia morale», mentre non si è fatta attendere la reazione di Tel Aviv: le relazioni con l’ufficio del segretario generale Guterres sono state congelate.

La scelta dell’Onu arriva all’indomani dell’inchiesta del New York Times sugli stupri dei detenuti palestinesi nelle carceri israeliane. La ricostruzione di Nicholas Kristof ha spinto Tel Aviv a querelare la testata della Grande mela, ma è soltanto l’ultimo capitolo di un fenomeno denunciato dal giorno uno del conflitto da numerose ong.

«Abusi sui palestinesi»: tra Israele e Hamas la guerra degli stupri

IL BRACCIO DI FERRO TRA ONU E ISRAELE

Come ammise lo stesso primo ministro israeliano, dal 2015 al 2024 Israele è stato denunciato 174 volte dall’Assemblea dell’Onu e la lista delle frizioni è lunga: va dal divieto di ingresso nel paese al segretario Guterres, definito «persona non grata» dal ministro degli Esteri Katz, alla svolta che ha anticipato l’ingresso nella lista nera. Ad agosto 2025, l’Onu ha posto «sotto osservazione» lo Stato ebraico, in vista di una sua possibile inclusione nella black list, citando «gravi preoccupazioni» sui presunti abusi sessuali sistematici inflitti ai prigionieri palestinesi, di ogni ordine di età.