Non sono poche mele a essere marce, ma è tutto l’albero. Le Nazioni unite hanno incluso il Servizio penitenziario israeliano – che risponde direttamente al ministro dell’ultradestra Itamar Ben-Gvir – nella lista nera dei soggetti accusati di esercitare violenza sessuale nelle zone di conflitto.

Il nuovo rapporto Onu non è ancora reso pubblico, ma ad annunciare la notizia è stato l’ambasciatore israeliano presso il Palazzo di Vetro a New York Danny Danon sul suo profilo X. Secondo Danon «si tratta di una decisione politica» scollegata «dai fatti e dalla realtà». E come contromisura il governo israeliano ha deciso di congelare i rapporti con l’ufficio del Segretario generale Onu Antonio Guterres fino a fine mandato che scade quest’anno.

Ma le inchieste giornalistiche pubblicate negli ultimi anni, anche da testate israeliane indipendenti come Haaretz, mostrano che le violenze subite dai detenuti palestinesi e quelle commesse dai soldati dell’Idf non sono casi isolati ma fanno parte di un sistema più ampio volto a torturare e disumanizzare. Oltre al Servizio penitenziario, infatti, altre istituzioni dello Stato ebraico sono “sotto osservazione” con il rischio che vengano inserite in futuro nella lista nera.