Le Nazioni unite hanno inserito Israele nella lista nera dei soggetti sospettati di violenze sessuali legate ai conflitti armati. È un passaggio enorme, non solo simbolico. Il rapporto Onu – reso pubblico il 29 maggio 2026 – cita casi di stupro, stupro di gruppo, violenze genitali, nudità forzata, minacce, perquisizioni degradanti e tortura sessuale, soprattutto contro detenuti palestinesi di Gaza e Cisgiordania. E chiarisce che si tratta soltanto di ciò che è stato possibile verificare, nonostante gli ostacoli all’accesso ai centri di detenzione, le restrizioni verso Gaza e la paura e la vergogna dei sopravvissuti di denunciare.

Organizzazioni palestinesi, israeliane e internazionali raccolgono da mesi prove, referti, denunce, testimonianze di avvocati ed ex prigionieri. Il quadro che emerge è coerente, ricorrente, spaventoso. Uomini, donne e minori spogliati, bendati, ammanettati, picchiati, aggrediti sessualmente da guardie o con cani; minacce di stupro; perquisizioni ripetute; penetrazioni con oggetti; violenze sui genitali; riprese video; umiliazioni davanti a soldati e prigionieri; negazione di cure mediche; ostacoli agli avvocati. Le torture sessuali non puntano solo a ferire il corpo: mirano ad annientare la persona, a spezzarne dignità, identità e senso di appartenenza.