Secondo le Nazioni Unite, la violenza nei Territori occupati (+ 133% nel 2025) è ormai uno strumento di pressione e sfollamento. Dall’altra parte, nella Striscia, Hamas punisce e terrorizza i civili con esecuzioni pubbliche, torture e pestaggi. In mezzo restano le vittime: i palestinesiSecondo le Nazioni Unite, la violenza nei Territori occupati (+ 133% nel 2025) è ormai uno strumento di pressione e sfollamento. Dall’altra parte, nella Striscia, Hamas punisce e terrorizza i civili con esecuzioni pubbliche, torture e pestaggi. In mezzo restano le vittime: i palestinesiIn Cisgiordania la violenza ormai si muove tra comunità pastorali costrette a vivere con le proprie case alle spalle, poiché in fuga. Arriva spesso all’alba o durante il lavoro nei campi, con gruppi di coloni armati e protetti dai soldati israeliani. Entra nelle abitazioni, brucia le auto, sradica gli alberi, chiude gli accessi all’acqua, caccia le famiglie dalla propria terra. A volte, arriva persino a uccidere.L’ultimo rapporto della Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati, compresa Gerusalemme Est, racconta proprio questa morsa. Da un lato, i palestinesi presi tra le atrocità di massa delle forze israeliane e dei coloni, dall’altro il dominio punitivo di Hamas a Gaza. Due violenze diverse per origine, potere e responsabilità, accomunate però dalla stessa vittima: la popolazione civile palestinese.Il rapporto Onu sulle violenze in CisgiordaniaI dati più allarmanti arrivano dalla Cisgiordania. Nel 2025 almeno sette palestinesi sono stati uccisi direttamente da coloni israeliani, contro i tre dell’anno precedente: un aumento del 133%. I feriti sono passati da 362 a 832, con una crescita del 130%. In totale, tra gennaio 2023 e dicembre 2025, almeno 26 palestinesi sono stati uccisi e 1.570 feriti in attacchi attribuiti ai coloni. Se si allarga lo sguardo fino al 2008, la conta s’allunga: 61 morti e 3.778 feriti, tra cui centinaia di minori e donne.Il rapporto Onu nota come questa catena di violenze e abusi non sia una scheggia impazzita di giovani estremisti sfuggiti al controllo: gli attacchi dei coloni funzionano come “uno strumento di attuazione della politica israeliana in Cisgiordania”. Dal 7 ottobre 2023 al 10 marzo 2026, 59 comunità pastorali palestinesi sono state costrette ad abbandonare le proprie terre, soprattutto a causa degli attacchi dei coloni. Una delle più grandi è Khirbet Zanuta, sulle colline a sud di Hebron, svuotata dopo raid partiti dall’avamposto di Meitarim Farm. Lo schema si ripete in loop: nuovi avamposti agricoli vengono costruiti vicino ai terreni palestinesi, a cui si bloccano gli accessi e vengono perpetrate quotidiane campagne di intimidazione.La Commissione ricorda anche alcuni episodi. L’11 luglio 2025, nell’area agricola di Al-Batin, contadini dei villaggi di Sinjil e Al-Mazraa sono stati assaliti mentre coltivavano i campi. Due palestinesi sono stati uccisi: uno colpito da arma da fuoco, l’altro picchiato a morte. Almeno venti persone sono rimaste ferite, tra cui quattro bambini. Il 13 aprile 2024, a Beitin, dei coloni entrati nel villaggio per rappresaglia dopo l’uccisione di un adolescente israeliano hanno incendiato le proprietà e lanciato pietre, distruggendo i beni dei civili. Alla fine della giornata, un ragazzo palestinese di 17 anni è stato colpito alla testa e ucciso. Il rapporto ricorda anche l’assalto a Huwara del febbraio 2023, con un morto e centinaia di feriti, e quello a Burkin nel maggio 2025.L’Onu poi documenta il rapimento di due fratelli, una bambina di 12 anni e un bambino di tre, trascinati dai coloni in un uliveto, minacciati con un coltello, imbavagliati e legati a un albero con delle fascette di plastica. In un altro caso, due quindicenni che pascolavano il bestiame sono stati sequestrati, costretti a spogliarsi e sottoposti ad abusi. Per i bambini è l’inferno del terrore, visto che raccontano di incubi, flashback, e di una costante paura di uscire e andare a scuola. Quella che il rapporto chiama “violenza lenta” è sedimentata nelle abitudini, mica solo nei giorni degli attacchi. Qui subentrano anche le violenze sessuali e le minacce di stupro. La Commissione afferma di aver verificato nel 2026 lo stupro di un uomo palestinese con un bastone. Documenta un tentativo di stupro nel 2023 e un’altra aggressione sessuale nel 2025 contro un attivista israeliano. A Khirbeit Humsa, il 13 marzo 2026, donne e ragazze sarebbero state picchiate e minacciate di stupro per costringere la famiglia a lasciare la terra. Un uomo è stato denudato, aggredito sessualmente, legato ai genitali e trascinato davanti agli abitanti mentre veniva picchiato.Le violenze a gaza di Hamas e israeleL’altro pezzo del rapporto riguarda Gaza, dove la Commissione descrive il dominio punitivo di Hamas e di forze armate affiliate. Tra agosto 2024 e gennaio 2026 sono stati identificati 249 casi individuali di esecuzioni e violenze fisiche gravi, con almeno 108 morti e 384 feriti. Le vittime erano accusate su tutto di collaborazionismo con Israele, poi di furto, traffico di droga, saccheggio degli aiuti umanitari o appartenenza a gruppi rivali. Tra le punizioni: esecuzioni pubbliche, percosse con tubi metallici o blocchi di cemento - con cui sono state provocate fratture -, pestaggi, mutilazioni, umiliazioni filmate e diffuse online. Il 21 settembre 2025, davanti all’ospedale Al-Shifa di Gaza City, tre uomini bendati e con le mani legate dietro la schiena sono stati accusati di collaborazionismo e fucilati davanti a una folla. Il 13 ottobre 2025, nel quartiere Sabra di Gaza City, otto membri del clan Doghmosh sono stati trascinati in uno spazio aperto, fatti inginocchiare e uccisi a distanza ravvicinata da uomini delle Brigate Qassam e della forza Rad’a. Secondo il rapporto, erano stati consegnati ad Hamas dopo una trattativa, con la promessa di un’indagine regolare. Meno di due ore dopo erano morti.Anche gli ospedali compaiono nel rapporto come luoghi di abuso. La Commissione sostiene che membri dell’unità Sahm, forza paramilitare collegata ad Hamas, abbiano interrogato e maltrattato civili palestinesi nel complesso medico Nasser, a Khan Younis. Non sono poi ignorati dal quadro gli attacchi contro civili israeliani compiuti da gruppi armati palestinesi e da singoli individui. Si fa richiamo alle stragi del 7 ottobre, e alle violenze sessuali - e di genere - già documentate nei precedenti rapporti. Vengono segnalati anche l’aumento degli attacchi contro gli israeliani dopo ottobre del 2023, seppur avvertendo che molte risposte israeliane risultano incompatibili con il diritto internazionale.La responsabilità dello Stato israeliano nella Cisgiordania occupata è comunque il messaggio più incisivo del documento, che fa leva su collusione, finanziamenti di armi e protezione militare, fino all’impunità e al silenzio generale della Knesset. Si ricorda che il 93,6 per cento delle indagini aperte dalla polizia israeliana sulla violenza dei coloni negli ultimi vent’anni si è chiuso senza incriminazioni, secondo i dati di Yesh Din. Da qui, un ribaltamento pressoché totale: i palestinesi che lanciano pietre per difendere sé stessi o i propri terreni vengono descritti come “terroristi”, i coloni che li torturano restano spesso senza conseguenze.Tag LEGGI ANCHE L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp