Galeotta fu una minestra, che Ferran Adrià, nel 1996, servì a Carlo Petrini. All’epoca, trent’anni fa, Adrià era lo chef che con il suo elBulli stava riscrivendo dalla Spagna la storia internazionale della cucina. Petrini, da dieci anni, agiva nel nome di quella stessa cucina, della materia prima, della provenienza e delle persone che consentivano di provare “un’esperienza”. Oggi Adrià ha scelto di non stare più ai fuochi di un ristorante, ma da presidente di elBullifoundation guida un centro di ricerca che si concentra sul cibo come attivatore culturale multidisciplinare e che lo porta in continuo dialogo con Torino, il Piemonte e con alcune delle sue realtà più espressive, come Lavazza.

Signor Adrià, ci racconta di quella minestra?«È il primo ricordo che mi viene in mente quando penso a Carlo Petrini: venne da elBulli nel 1996 e assaggiò “La Menestra de verduras” che in verità definiamo “stufato di verdure dalle consistenze diverse”. All’epoca Carlo era molto legato alla tradizione, ma ben presto capii che ciò che lo interessava veramente era la qualità, che si trattasse di alta cucina o di cucina tradizionale. E, soprattutto, rimasi molto colpito da quanto apprezzasse l’innovazione. Da quel giorno nacque tra noi una grande amicizia».