Il Rapporto annuale Istat fotografa un Paese fragile, attraversato da vulnerabilità economiche e sociali sempre più profonde. Non è solo il racconto di una crescita debole: è il ritratto di un modello di sviluppo che si sta consumando senza una direzione.

L’economia italiana nel 2025 cresce solo dello 0,5 percento, meno del biennio precedente (+0,9 percento nel 2023 e +0,8 nel 2024). L’Italia fa peggio della Francia e soprattutto della Spagna, differenza che riflette diversi modelli produttivi: la Spagna ha migliorato la produttività e ridotto il numero di ore per occupato, mentre in Italia la produttività ha un andamento negativo e le ore per occupato crescono. È il segno di un sistema che produce poco valore aggiunto e che continua a guardare al lavoro con una logica estrattiva.

Qui emerge il primo nodo indicato dal rapporto: il declino industriale. Nel 2025, la dinamica della produzione industriale rimane negativa. I comparti più esposti ai costi energetici e quelli a minore contenuto tecnologico registrano le flessioni più pesanti. La manifattura mostra segnali persistenti di debolezza e l’automotive, simbolo storico della capacità industriale italiana, segna un crollo impressionante: l’indice della produzione è inferiore del 38 per cento rispetto al 2018. Sono ben note le responsabilità di Stellantis, ma il problema non è certamente solo questo.