La decisione approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite rappresenta uno dei passaggi più significativi degli ultimi anni nella governance climatica internazionale. Con 141 voti favorevoli, l’ONU ha scelto di rafforzare politicamente il parere della Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia che riconosce, in modo esplicito, come l’inazione climatica possa configurare una violazione del diritto internazionale. L’Italia ha votato a favore, schierandosi insieme alla maggioranza dei Paesi che chiedono un’accelerazione globale nella lotta alla crisi climatica.
La portata di questa decisione è enorme perché modifica il modo stesso in cui il cambiamento climatico viene interpretato sul piano giuridico. Per decenni la questione climatica è stata affrontata soprattutto come un problema politico o economico. Oggi invece si afferma un principio molto più forte: proteggere il clima significa proteggere diritti fondamentali riconosciuti dal diritto internazionale, tra cui il diritto alla vita, alla salute, alla sicurezza alimentare e all’autodeterminazione dei popoli più vulnerabili.
Il parere della Corte Internazionale di Giustizia, sostenuto ora dall’Assemblea Generale ONU, chiarisce che gli Stati hanno obblighi precisi nel limitare le emissioni di gas serra e nel prevenire danni ambientali gravi e irreversibili. Non solo. La Corte afferma anche che i governi devono esercitare controllo sulle attività delle imprese che operano sotto la loro giurisdizione, soprattutto quando le loro emissioni contribuiscono in maniera significativa al riscaldamento globale.












