Quasi un anno fa, e più esattamente nel luglio 2025, la Corte internazionale di giustizia ha emesso un parere di portata storica perché apre la strada a possibili risarcimenti da imporre ai Paesi che violano gli obblighi relativi ai cambiamenti climatici: in sintesi, la più alta giurisdizione delle Nazioni unite ha stabilito che i diritti umani possono essere minacciati dai cambiamenti climatici. Si legge nel testo redatto dai 15 giudici della Corte: «Gli effetti negativi dei cambiamenti climatici possono compromettere in modo significativo l'effettivo godimento di alcuni diritti umani, come il diritto alla salute» e «il diritto a un tenore di vita adeguato». Non solo. In base al parere della Corte dell’Aia, la «violazione» degli obblighi climatici da parte di uno Stato costituisce «un fatto internazionalmente illecito che ne comporta la responsabilità», suscettibile di dare luogo a risarcimenti ai Paesi colpiti, a determinate condizioni e caso per caso, ha concluso all'unanimità la più alta giurisdizione delle Nazioni Unite in un parere consultivo.

Ebbene, lungo il percorso avviato da quel parere consuntivo, che era stato richiesto nel 2023 da studenti dell’arcipelago di Vanuatu, un piccolo e poverissimo Stato insulare del Pacifico che era stato devastato da due cicloni di categoria 4 consecutivi in una settimana, si sviluppa ora un dibattito geopolitico e ambientale che mette alla prova la maturità diplomatica delle nazioni industrializzate, tra cui l’Italia. Domani, infatti, a New York, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite si riunirà per votare una risoluzione avanzata dallo stesso Vanuatu e da un gruppo di Stati in tema di cambiamento climatico. Il testo, presentato il primo maggio scorso, riconosce il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia sugli obblighi degli Stati in materia di cambiamento climatico e mira a renderlo operativo in ottica di cooperazione internazionale. L’Italia non si è ancora espressa in merito alla risoluzione, al contrario di un gruppo nutrito di nazioni, tra cui molti Statio membri dell’Unione europea come, tra gli altri, Austria, Belgio, Francia, Germania, Grecia.