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Mercoledì la Corte internazionale di giustizia (ICJ) ha stabilito che gli Stati possono violare il diritto internazionale se non rispettano gli impegni che hanno preso per contrastare il cambiamento climatico. Ha anche stabilito che, in caso di violazioni, gli Stati possono essere condannati a risarcire altri Stati che a causa delle loro inadempienze siano stati danneggiati dalle conseguenze del riscaldamento globale.
L’ICJ è il più importante tribunale delle Nazioni Unite e queste conclusioni sono considerate fondamentali da chi si occupa di clima, perché potranno essere usate da altri tribunali per obbligare dei paesi a ridurre le proprie emissioni di gas serra, che sono la causa del cambiamento climatico. Per questo Italian Climate Network, un’associazione che si occupa di sensibilizzazione e divulgazione su questo tema, aveva definito il processo che ha portato alla conclusione dell’ICJ «la causa del secolo».
La Corte internazionale di giustizia si occupa di due cose: può dirimere le controversie tra diversi Stati membri delle Nazioni Unite, e può dare pareri su difficili questioni legali, se l’Assemblea generale o il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite glielo chiedono. Le sue conclusioni riguardo agli obblighi degli Stati rispetto al cambiamento climatico, che sono state raggiunte all’unanimità dai 15 giudici che compongono la Corte e sono spiegate in un documento di 130 pagine, sono arrivate proprio dopo una richiesta di un parere consultivo.














