È una pronuncia storica, quella emessa il 23 luglio dalla Corte di giustizia internazionale delle Nazioni Unite: gli Stati, hanno detto i giudici dell’Aja, devono affrontare la «minaccia urgente ed esistenziale» del cambiamento climatico, collaborando per limitare le emissioni di gas serra. E soprattutto, ha affermato il presidente della Corte, Yuji Iwasawa, «i trattati sul cambiamento climatico stabiliscono obblighi rigorosi» e non rispettarli può costituire una violazione del diritto internazionale.
Diritti e doveri
Secondo il parere della Corte, adottato all’unanimità, «la mancata adozione da parte di uno Stato di azioni appropriate per proteggere il sistema climatico dalle emissioni di gas serra, anche attraverso la produzione di combustibili fossili, il consumo di combustibili fossili, la concessione di licenze di esplorazione di combustibili fossili o l’erogazione di sussidi per i combustibili fossili, può costituire un atto illecito internazionale». E in relazioni ai danni provocati dal cambiamento climatico, «nel caso in cui la restituzione si riveli materialmente impossibile, gli Stati responsabili hanno l’obbligo di risarcire». In base alle norme internazionali, «il diritto a un ambiente pulito, sano e sostenibile è essenziale per il godimento di altri diritti».













