Evoca le elezioni anticipate, poi ritratta. Tasta il terreno, Matteo Salvini. Per dire che Ben-Gvir “ha sbagliato” s’è preso oltre 24 ore. “Non ho visto il video”, è la spiegazione. Del resto il leader della Lega è in tour per le amministrative, i pensieri (e i Vannacci) non mancano. E mentre in Parlamento i suoi affilano armi ed emendamenti – tra decreto Primo maggio e ddl Immigrazione – il vicepremier guarda avanti, coccolando tv e radio locali. Come? Con un seminario dedicato alle “voci del territorio”, che porterà a Roma associazioni di categoria e direttori di rete, dalla Lombardia alla Sardegna. Un modo per rinsaldare legami – e canali – in vista delle prossime sfide. L’appuntamento è per lunedì, l’ha organizzato Alessandro Morelli, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega al Cipess. Ci sarà, tra gli altri, Antonio Marano – presidente facente funzioni del cda Rai, in quota Lega, che guida anche Confindustria Radio Televisione (Crtv). Ad accompagnarlo altri rappresentanti di primo piano delle emittenti locali legate agli industriali. Poi spazio al territorio con TeleLombardia, Primocanale per la Liguria, Videolina per la Sardegna, solo per citarne alcuni. E’ annunciato anche il vicepremier Salvini, che ieri era in Sicilia a sostenere i candidati del Carroccio in vista del voto di questa domenica. E a ribadire l’importanza del suo Ponte sullo Stretto, sui cui tempi tuttavia il ministro ha smesso di esprimersi. Meglio insomma le emittenti locali. Il seminario leghista sarà dedicato al futuro, alle prospettive di un settore che rappresenta ancora una parte importante della dieta mediatica di molti italiani. Quella per le realtà locali d’altra parte non è una passione nuova per Salvini che già sulla legge di Bilancio si era battuto contro i tagli alle emittenti di prossimità. Al punto da ingaggiare un derby con i meloniani, tutti pronti a intestarsi una battaglia che può valere spazi e presenze. Non sfugge dunque anche il senso politico di un’iniziativa che arriva in un momento di particolare fermento in Via Bellerio e in tutta la maggioranza.C’è la concorrenza a destra, il generale Vannacci che tenta i leghisti, mentre i sondaggi non sorridono particolarmente a Salvini. La nuova legge elettorale inoltre, se mai dovesse farsi, rischia di ridurre le truppe del ministro dei Trasporti in Parlamento. Così la Lega gioca in attacco: lavora per rivedere, al ribasso, gli investimenti nella Difesa e cerca di piantare bandierine qua e là. Su Israele, su Ben-Gvir, Salvini è stato ben più tiepido degli alleati mentre sui provvedimenti in discussione tra Camera e Senato vuole farsi sentire. Per esempio sul decreto Primo maggio – ne sa qualcosa la ministra del Lavoro Marina Calderone – dove sono emerse alcune frizioni sul “salario giusto” o sulla retroattività degli aumenti legati ai rinnovi contrattuali, questione cara al sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon. Che nega divergenze con gli alleati e dice al Foglio: “Sono proposte a favore dei lavoratori. Non vedo chi non dovrebbe essere contento”. Dal Carroccio – doveva essere il tema di una conferenza stampa, poi rinviata, due giorni fa – rilanceranno anche una proposta di legge affinché chi è in cassa integrazione possa intanto lavorare per altre aziende. Ma il tema dei temi, per Salvini, resta la sicurezza (e l’immigrazione) tanto più dopo i fatti di Modena. Un pretesto per rilanciare e marcare le distanze in maggioranza: “Siamo al lavoro per definire proposte di legge per arrivare alla revoca del permesso di soggiorno e anche della cittadinanza in caso della commissione di reati gravi”, ha ribadito il vicepremier. Non è l’unica misura alla studio, seguendo una strategia precisa: infilare emendamenti ogni volta che sarà possibile, a prescindere dagli alleati. Il prossimo fronte è il ddl immigrazione il cui esame in Senato è appena iniziato.