Il generale Vannacci, se deciderà di strappare, è già archiviato. Il Matteo Salvini che chiude la tre giorni di confronto tra dirigenti nazionali e amministratori locali organizzata dal partito in Abruzzo (tra Roccaraso e Rivisondoli), non nomina mai il generale nel suo discorso. Ma pronuncia parole nette: «La storia insegna che chi esce dalla Lega finisce nel nulla». E poco importa se il riferimento, come chiarisce poi ai cronisti, non è al vicesegretario ed europarlamentare («lo vedo in settimana») ma ai due deputati Davide Bergamini e Attilio Pierro, che hanno recentemente lasciato la Lega per traslocare in Forza Italia.

La “truppa” al centro

Resta il fatto che con il suo avviso ai naviganti, il “capitano” che pure aveva puntato le sue carte su Vannacci alle europee per risollevare un partito in debito di ossigeno e di voti, non sembra in vena di rimpianti se i rumors della scissione del generale (che sull’ipotesi di creare un suo partito ha recetentemente dichiarato: «Mai dire mai») dovessero concretizzarsi. Peraltro Salvini ha buon gioco a rivendicare il successo della Lega alle ultime elezioni regionali in Veneto (primo partito con il 36%) per solleticare l’orgoglio leghista («siamo ancora in salute, anche se ci davano per morti, abbiamo chiuso il 2025 con un tesseramento in crescita del 34%»), motivare i militanti («ci sono capitani e generali ma la forza della Lega è la truppa») e dettare la linea in vista delle elezioni politiche del 2027.