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25 GENNAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 14:33
“Idee in movimento”, la tre giorni targata Lega che si conclude domenica 25 gennaio a Rivisondoli, in provincia dell’Aquila, non ha partorito granché. Così tocca a quell’animale politico di Matteo Salvini regalare qualche titolo con la storia, ormai esausta, del destino del partito, tra “capitani, generali, colonnelli e marescialli”, ricordando stavolta che il suo partito non è una caserma. Ma che “la forza della Lega è la truppa, è il popolo, non il capitano”. Puntini sulle i di un leader che si è visto sottrarre i migranti e la sicurezza da Giorgia Meloni, partorendo una domanda di destra-destra raccolta dalla spregiudicatezza di un generale di nome Roberto Vannacci che alle elezioni europee ha portato in dote 500 mila voti, salvo poi innescare i mal di pancia di colonnelli e marescialli, che l’exploit europeo non ha impedito ai consensi di andare altrove e al secondo partito di governo di diventare il terzo, dopo Forza Italia, dicono i sondaggi.
Salvini parte con parole concilianti che però sanno di ultimatum: “La Lega è famiglia, comunità, non siamo una caserma: è voi, è perché ci siete voi e le idee, perché quelle non le ammazzi”. Vannacci non lo nomina. Lascia che siano gli astanti a capire ciò che intende, a immaginare il prossimo capitolo della saga. “La storia insegna che chi esce dalla Lega finisce nel nulla. Auguri, buon viaggio senza rancore e col sorriso”, aggiunge. E rilancia: “Non abbiamo bisogno di pesi improduttivi, non abbiamo bisogno di voi e non ci mancherete”. E chiude: “E’ come quando vai in montagna e se hai lo zaino troppo pesante in vetta non ci arrivi. Dentro ci devono essere le cose necessarie per la scalata, non la Playstation. Noi lo lasciamo volentieri agli altri”. Però, però, dallo zaino Salvini non elimina né gli estremismi né le cattive compagnie.












