Rivisondoli, 25 gen. (askanews) – I suoi fedelissimi ripetono spesso dal palco della Kermesse Idee in Movimento conclusa oggi a Rivisondoli che la linea e la garanzia di unità del partito sono rappresentate “dal segretario federale”; Matteo Salvini, nell’intervento conclusivo dell’evento, replica che “La Lega è una famiglia, una comunità. Non siamo una caserma. Qualcuno mi chiama capitano, ci sono generali, marescialli, colonnelli ma la forza della Lega è la truppa, il popolo”. Il vicesegretario Claudio Durigon rilancia lo slogan di Luca Zaia sulla Lega “una e indivisibile”, il leader lo ribadisce prendendosela con il “titolo da distonici mentali” che una testata online dedica alle sue parole su chi vuole “la poltrona”, esce dalla Lega e “finisce nel nulla”: il riferimento non è al vicesegretario ed europarlamentare Roberto Vannacci, “lo vedo in settimana” e quindi per ora la sanzione morale sulla ipotetica scissione è rimandata. “Mi riferivo ai due che sono usciti”, taglia corto con i cronisti Salvini ricordando il caso di due deputati che hanno lasciato il gruppo del Carroccio.
E se Durigon alza la bandiera dell’orgoglio “per una classe dirigente preparata che ottiene risultati straordinari sui territori, nelle elezioni regionali e comunali”, il leader vanta i dati del tesseramento, nel 2025 “in crescita del 34 per cento” ma, prevede, “entro metà marzo, grazie all’impegno e all’entusiasmo di tutti, avremo già superato il numero di iscritti della Lega del 2025”. La sindrome dell’assedio non è estranea al ragionamento di Salvini. Sbertuccia quei giornali che “da anni stanno pronosticando il cambio di segretario della Lega ma l’unica cosa che è cambiata è il loro editore”, e mette nel mirino “i mandanti di alcuni palazzi che avevano e hanno nella Lega il principale avversario”. Rilancia l’appello per il voto nel referendum sulla giustizia, oggetto di più di un “panel” di dibattito sul palco dell’evento abruzzese: “C’è chi borbotta e chi protesta”, dice, ma “se il 22 e il 23 marzo resterà a casa avrà la responsabilità con i suoi figli di avere un paese immobile e immodificabile”. Ma il vicepremier si spinge oltre: la consultazione sulla riforma costituzionale, avverte, è solo “un passaggio, perché il vero punto d’arrivo sarà la responsabilità civile dei magistrati che se sbagliano, devono pagare, come tutti gli altri lavoratori”.













