Milano, 4 feb. (askanews) – “Finito, capitolo chiuso. Ho altro a cui pensare, per fortuna”. Matteo Salvini prova ad archiviare il prima possibile l’addio di Roberto Vannacci, ma l’ex vice segretario della Lega tiene alto il livello dello scontro e alla prima uscita pubblica dopo lo strappo respinge tutte le accuse. E in particolare quella che fa più male, il “tradimento” per la “poltrona”: “Lealtà non è obbedienza cieca”, dice Vannacci, che difende la scelta di non dimettersi da eurodeputato come chiedono i leghisti: “Non conoscono la Costituzione, il mandato è in capo all’eletto, non in capo al partito”. Ma soprattutto, Vannacci ribalta l’accusa di incoerenza: “Io sono rimasto fedele ai miei principi, ai miei valori e a tutto quello che ho rappresentato dall’inizio, ancora prima della mia vita politica. È la Lega che dice stop alle armi a Kiev ma poi vota il decreto, che dice no al Mercosur ma sta in un governo che lo promuove, che prometteva di abolire la Fornero e poi taglia le pensioni”.
Insomma, Vannacci dà battaglia e tra un evento a Modena e una intervista a Retequattro continua a proporsi come “la destra vera: non estrema ma forte, convinta, determinata che non ha vergogna di dirlo con orgoglio e fierezza. Ed è chiaro che si presenta come interlocutore dei partiti di destra e centrodestra”. E più che Fini, l’ex generale dice di sentirsi “come Meloni quando lasciò il Pdl”. E i primi sondaggi “non sono niente male…”.











