Il vicepremier Matteo Salvini (foto LaPresse)

Non c'è alcuna crisi di governo, neanche all'orizzonte. Dal governo ridimensionano le interpretazioni giornalistiche e ribadiscono che l'esecutivo andrà avanti per la sua strada fino alla scadenza del mandato. Insomma, le parole di Matteo Salvini sono state "forzate" per piegarle alla narrazione di una maggioranza in difficoltà e prossima alla rottura. Se una fine anticipata della legislatura è da escludere, i mal di pancia nel Carroccio iniziano a montare per via della sfida a destra lanciata da Roberto Vannacci. La premier Giorgia Meloni sembra però intenzionata a tirare dritto e a portare a casa la nuova legge elettorale.Le dichiarazioni di SalviniAd agitare le acque, ancora una volta, è stato il leader della Lega. Al Festival dell'Economia di Trento il vicepremier ha sorpreso tutti con la sua risposta a una domanda su un eventuale voto anticipato: "Non lo so, dipende anche dai fattori economici". La dichiarazione del ministro dei Trasporti si inseriva all'interno di una riflessione sull'attuale scenario geopolitico: "Al 25 febbraio non dico che eravamo tranquilli, perché uno che fa il ministro non lo è mai, però c'era una situazione economica in crescita, c'era una situazione sui cantieri tranquilla. Adesso abbiamo inflazione, caro spesa, caro bollette ed è normale che la fiducia dei cittadini cali".Salvini e l'apertura sul voto anticipato: "Governo fino al 2027? Non so...". Poi il dietrofrontPer molti le parole di Salvini aprivano un primo spiraglio a una tornata elettorale prima della fine naturale della legislatura. Tanto che il vicepremier ha dovuto smentire ogni interpretazione malevola etichettandola come una forzatura: "Ho semplicemente detto che la situazione economica mondiale non rende semplice il nostro lavoro. Non penso minimamente a perdere neanche un giorno rispetto a quello che gli italiani ci hanno delegato per governare". Ma non è bastato a far insorgere le opposizioni: "Si è rimangiato tutto, avrà ricevuto una telefonata da palazzo Chigi", lo ha pungolato il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte.Sul "caso" è intervenuto anche il ministro Antonio Tajani per fugare ogni dubbio: "La legislatura arriverà a scadenza naturale, sono assolutamente convinto". E una sponda l'ha offerta anche l'ex generale Roberto Vannacci. Dal Parlamento europeo si è augurato che il governo tiri dritto fino a ottobre 2027, ribadendo però che il suo Futuro nazionale "è pronto".La variabile VannacciE l'ex generale ha almeno un buon motivo che lo convince a sperare nella tenuta dell'esecutivo. A febbraio, appena dopo aver lasciato la Lega, un sondaggio di Youtrend dava la sua formazione politica al 4 per cento. L'ultima supermedia del team creato da Lorenzo Pregliasco quota Futuro nazionale al 3,6 per cento, una posizione da cui può continuare a erodere decimale dopo decimale la base di voto del Carroccio. A cui ha già assestato un duro colpo con l'arrivo dell'ultima transfuga leghista, la deputata Laura Ravetto. E dalle fila di Vannacci sussurrano che nuovi rinforzi sono in arrivo.Terremoto a destra, Salvini perde un altro pezzo da novanta: la big passa con Vannacci. E Meloni ora tremaIl sospetto, quindi, è che Salvini voglia anticipare le elezioni per conservare il proprio vantaggio sull'ex generale e impedire il logoramento in atto. I tempi dilatati, invece, giocherebbero a favore della variabile Vannacci che potrebbe fare l'ago della bilancia proprio alle prossime politiche. Con l'attuale legge elettorale, il Rosatellum, si potrebbe verificare un sostanziale pareggio tra la coalizione di centrosinistra (senza Azione) e quella di centrodestra (senza Futuro Nazionale). Il partito di estrema destra potrebbe quindi essere corteggiato: facendo valere alcuni suoi punti programmatici entrerebbe nel perimetro della futura formazione di governo. Ma a dettare i tempi e le modalità con cui si arriverà alle elezioni sarà la premier Giorgia Meloni.La presidente del Consiglio quando è stata presentata la proposta di riforma della legge elettorale ha fatto una concessione alla Lega e a Forza Italia: non ha fatto inserire le preferenze di lista. Nello Stabilicum, così è stato ribattezzato, i listini dei candidati sono ancora "bloccati", in sostanza i cittadini voteranno il pacchetto predisposto dai partiti senza possibilità di indicare la persona che prediligono. Secondo gli analisti parlamentari, Meloni si sarebbe convinta a immolare una sua battaglia di bandiera pur di arrivare alla calendarizzazione della proposta di legge entro l'estate e alla sua approvazione.Dopo aver teso la mano alle opposizioni per lavorare insieme alla riforma, e in seguito al rifiuto anche strategico dei partiti di centrosinistra, l'attenzione si starebbe spostando sul premio di maggioranza. Con la conclusione delle audizioni in commissione Affari costituzionali, si vuole lavorare sugli emendamenti da presentare alla proposta così da disinnescare le critiche di Pd e Movimento 5 stelle accogliendo alcuni rilievi degli esperti sentiti.Tra le ipotesi che circolano ce n'è una che sembra seguire una dichiarazione di Giovanni Donzelli, responsabile nazionale di Fratelli d’Italia: "Si può pensare a un premio di maggioranza differenziato tra Camera e Senato", aveva detto qualche settimana fa. Lo Stabilicum prevede un "premio di governabilità" per quel partito o coalizione che raggiunge almeno il 40 per cento dei voti. In tal caso la proposta assicura 70 seggi in più alla Camera e 35 al Senato, purché non si superino i 230 eletti su 400 alla Camera e i 114 eletti su 200 al Senato. Le modifiche al momento allo studio limerebbero il totale dei seggi da riscuotere magari differenziando il premio tra Camera e Senato. Al contempo, si starebbe approfondendo l'opzione di alzare sopra il 40 per cento la soglia grazie alla quale si ottiene il premio.La seconda fase del governo Meloni è ancora in costruzione. Tra legge elettorale, caro energia, piano casa e pacchetto immigrazione sono ancora molti i dossier aperti. Un appuntamento elettorale anticipato a quest'anno sembra quindi lontano dagli orizzonti della premier. Che invece avrebbe intenzione di spostare le politiche a primavera 2027 e non sommandole alle amministrative così da evitare una mobilitazione compatta del centrosinistra.