Sono state depositate le motivazioni della sentenza Factotum, il processo celebrato con rito abbreviato davanti al gup di Torino Benedetta Mastri, nato dall’inchiesta sulle articolazioni della ’ndrangheta piemontese tra Carmagnola, Moncalieri e Torino, con forti collegamenti con le cosche del Vibonese. Una sentenza di quasi ottocento pagine che non si limita a ricostruire gli assetti criminali in Piemonte, ma apre una finestra diretta su uno dei nervi più sensibili delle grandi inchieste antimafia calabresi: il peso delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e, in particolare, di Andrea Mantella.
Dentro le motivazioni c’è un capitolo preciso: il presunto tentativo di screditare Mantella, ritenuto funzionale a indebolire la sua attendibilità nei processi in cui aveva chiamato in causa uomini, relazioni e assetti della criminalità organizzata vibonese e piemontese. In questa trama, secondo la ricostruzione giudiziaria, assume un ruolo centrale Domenico Ceravolo, ex sindacalista della Filca Cisl, indicato come figura di collegamento, uomo di relazione, punto di riferimento per ambienti ritenuti vicini al sodalizio criminale.
Il processo Factotum e la sentenza del Tribunale di Torino












