L’ex presidente e l’ex ad di Mps, Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, sono stati rinviati a giudizio, assieme ad altri due imputati, per false comunicazioni sociali nel caso delle presunte irregolarità nella contabilizzazione dei crediti deteriorati per gli anni dal 2014 al 2017. Nel solo 2015 si parla di una cifra di 7,550 miliardi di euro. Lo ha deciso la gup di Milano Fiammetta Modica al termine dell’udienza preliminare, durata due anni a cui si era aggiunto nel tempo un altro filone, sempre sui “non-performing loans”. Con Viola e Profumo vanno a processo anche un altro ex presidente della banca, Massimo Tononi e l’ex dirigente Arturo Betunio. Prosciolti, invece, gli altri quattro imputati: l’ex ad dell’istituto senese Marco Morelli, l’ex dirigente Nicola Clarelli e gli ex presidenti Alessandro Falciai e Stefania Bariatti. «Non ho mai avuto dubbi sull’innocenza di Stefania Bariatti, Marco Morelli e Nicola Clarelli”, ha detto l’avvocato Giuseppe Iannaccone, che li ha assistiti con i colleghi Riccardo Lugaro e Annagiulia Zambelli.
Due anni di udienze
Dopo più di due anni di udienze, e con oltre 4.700 parti civili ammesse, tra associazioni, risparmiatori ed investitori, in sostanza, la giudice dell’udienza preliminare ha deciso di mandare a processo gli imputati del fascicolo cosiddetto “Mps3”, ossia Profumo, Viola, Tononi e Betunio per le ipotesi di false comunicazioni sociali, tranne che per il falso in bilancio del 2014, perché prescritto. Si trattava del filone per il quale la gup Teresa De Pascale aveva ordinato l’imputazione coatta, con una decisione a sorpresa nel maggio dello scorso anno. I pm Giovanna Cavalleri e Cristiana Roveda avevano chiesto il non luogo a procedere per cinque imputati, tra cui Profumo, e avevano invece ribadito la richiesta di processo per tre, tra cui Viola, con l’accusa di false comunicazioni sociali in relazione al bilancio 2015 e alla semestrale al 30 giugno 2016.







