Non importa quanto il traguardo possa apparire lontano o irraggiungibile, bisogna continuare a inseguire i propri sogni in modo testardo, anche andando contro le aspettative che gli altri ci hanno imposto. Congo Boy, opera seconda del giovane regista congolese – classe 1997 – Rafiki Fariala, selezionato in Un Certain Regard del 79° Festival di Cannes, è in questo senso una fiaba autobiografica. Un racconto neorealista, ambientato tra le rosse e terrose strade di Bangui, che al contempo possiede tutte le caratteristiche per definirsi un viaggio di speranza. Congo Boy è basato per buona parte sulla storia vera di Fariala che, proprio come il diciassettenne protagonista Robert (Bradley Fiomona), è cresciuto da rifugiato nella capitale della Repubblica Centrafricana, dove a pochi mesi era arrivato insieme alla famiglia per sfuggire alla guerra civile. Il suo primo amore non è stato però il cinema ma la musica, scegliendo come nome d’arte Rafiki RH2O per i suoi rap e slam poetry – oltre a esserne regista, ha infatti realizzato tutte le musiche di Congo Boy insieme al compositore Lillo Morreale. È la passione per la musica il primo mezzo che gli ha permesso di viaggiare, di approfondire il cinema (il suo primo lungo documentario Nous étudiants è stato presentato a Berlino nel 2022) e l’occasione per uscire da una condizione di estrema povertà, che Congo Boy mette in scena con un realismo crudo. Dopo che i genitori sono stati arrestati perché clandestini senza documenti, Robert si ritrova a dover essere il nuovo capofamiglia, a dover badare alla sorella e ai due fratellini. Fa qualsiasi tipo di lavoro per provare ad alzare qualche soldo: lavare le macchine, il venditore ambulante, l’operaio nei cantieri. Il denaro però non è mai abbastanza, soprattutto per poter pagare gli esami finali del diploma – per Robert, che è straniero, costano di più. Studiare e diventare dottore è l’unica via di rivalsa gli dice suo papà. «Dovrai studiare la notte figlio mio, so che puoi farcela», gli ripete il padre dalle sbarre di una cella. Ma Robert ha in mente solo una cosa, riuscire a sfondare con la sua musica. In un’affascinante sequenza d’apertura lo vediamo in cerchio con altri tre ragazzi mentre si alternano in freestyle e a turno mescolano il francese e il sango per creare le rime. La notte poi Robert si esibisce in un locale, con tutti i pericoli che questo comporta. Di ritorno dalla serata viene fermato da una pattuglia di miliziani e riesce a scappare solo per miracolo. E quando scopre di un concorso musicale, con un premio in denaro in grado di cambiargli la vita e salvare la sua famiglia, capisce che quella è l’opportunità che stava aspettando da tanto tempo. A Cannes, ne abbiamo parlato con il regista Rafiki Fariala.